Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/177

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ventesimosecondo 171


12
     Non avea messo ancor le labra in molle,
ch’un villanel che v’era ascoso appresso,
sbuca fuor d’una macchia, e il destrier tolle,
sopra vi sale, e se ne va con esso.
Astolfo il rumor sente, e ’l capo estolle;
e poi che ’l danno suo vede si espresso,
lascia la fonte, e sazio senza bere,
gli va dietro correndo a piú potere.

13
     Quel ladro non si stende a tutto corso,
che dileguato si saria di botto;
ma or lentando or raccogliendo il morso,
se ne va di galoppo e di buon trotto.
Escon del bosco dopo un gran discorso;
e l’uno e l’altro al fin si fu ridotto
lá dove tanti nobili baroni
eran senza prigion piú che prigioni.

14
     Dentro il palagio il villanel si caccia
con quel destrier che i venti al corso adegua.
Forza è ch’Astolfo, il qual lo scudo impaccia,
l’elmo e l’altr’arme, di lontan lo segua.
Pur giunge anch’egli, e tutta quella traccia
che fin qui avea seguita, si dilegua;
che piú né Rabican né ’l ladro vede,
e gira gli occhi, e indarno affretta il piede;

15
     affretta il piede e va cercando invano
e le loggie e le camere e le sale;
ma per trovare il perfido villano,
di sua fatica nulla si prevale.
Non sa dove abbia ascoso Rabicano,
quel suo veloce sopra ogni animale;
e senza frutto alcun tutto quel giorno
cercò di su di giú, dentro e d’intorno.