Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/190

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184 canto


64
     Ruggiero al vecchio domandò, chi fosse
questo primo ch’uscia fuor de la porta.
— È Sansonetto (disse); che le rosse
veste conosco e i bianchi fior che porta. —
L’uno di qua, l’altro di lá si mosse
senza parlarsi, e fu l’indugia corta;
che s’andaro a trovar coi ferri bassi,
molto affrettando i lor destrieri i passi.

65
     In questo mezzo de la ròcca usciti
eran con Pinabel molti pedoni,
presti per levar l’arme et espediti
ai cavallier ch’uscian fuor degli arcioni.
Veniansi incontra i cavallieri arditi,
fermando in su le reste i gran lancioni,
grossi duo palmi, di nativo cerro,
che quasi erano uguali insino al ferro.

66
     Di tali n’avea piú d’una decina
fatto tagliar di su lor ceppi vivi
Sansonetto a una selva indi vicina,
e portatone duo per giostrar quivi.
Aver scudo e corazza adamantina
bisogna ben, che le percosse schivi.
Aveane fatto dar, tosto che venne,
l’uno a Ruggier, l’altro per sé ritenne.

67
     Con questi, che passar dovean gl’incudi
(sí ben ferrate avean le punte estreme),
di qua e di lá fermandoli agli scudi,
a mezzo il corso si scontrare insieme.
Quel di Ruggiero, che i demòni ignudi
fece sudar, poco del colpo teme:
de lo scudo vo’ dir che fece Atlante,
de le cui forze io v’ho giá detto inante.