Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/197

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ventesimosecondo 191


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     Piú non starai tu meco; e questo sia
l’ultimo biasmo c’ho d’averne al mondo.—
Cosí dicendo, smonta ne la via:
piglia una grossa pietra e di gran pondo,
e la lega allo scudo, et ambi invia
per l’alto pozzo a ritrovarne il fondo;
e dice;— Costá giú statti sepulto,
e teco stia sempre il mio obbrobrio occulto. —

93
     Il pozzo è cavo, e pieno al sommo d’acque
grieve è lo scudo, e quella pietra grieve.
Non si fermò fin che nel fondo giacque:
sopra si chiuse il liquor molle e lieve.
Il nobil atto e di splendor non tacque
la vaga Fama, e divulgollo in breve;
e di rumor n’empí, suonando il corno,
e Francia e Spagna e le provincie intorno.

94
     Poi che di voce in voce si fe’ questa
strana aventura in tutto il mondo nota,
molti guerrier si missero all’inchiesta
e di parte vicina e di remota:
ma non sapean qual fosse la foresta
dove nel pozzo il sacro scudo nuota;
che la donna che fe’ l’atto palese,
dir mai non volse il pozzo né il paese.

95
     Al partir che Ruggier fe’ dal castello,
dove avea vinto con poca battaglia;
che i quattro gran campion di Pinabello
fece restar come uomini di paglia;
tolto lo scudo, avea levato quello
lume che gli occhi e gli animi abbarbaglia:
e quei che giaciuti eran come morti,
pieni di meraviglia eran risorti.