Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/212

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206 canto


52
     Poi che l’altro matin la bella Aurora
l’aer seren fe’ bianco e rosso e giallo,
tutto ’l popul gridando: Mora, mora,
vien per punir Zerbin del non suo fallo.
Lo sciocco vulgo l’accompagna fuora,
senz’ordine, chi a piede e chi a cavallo;
e ’l cavallier di Scozia a capo chino
ne vien legato in s’un piccol ronzino.

53
     Ma Dio, che spesso gl’innocenti aiuta,
né lascia mai ch’in sua bontá si fida,
tal difesa gli avea giá proveduta,
che non v’è dubbio piú ch’oggi s’uccida.
Quivi Orlando arrivò, la cui venuta
alla via del suo scampo gli fu guida.
Orlando giú nel pian vide la gente
che traea a morte il cavallier dolente.

54
     Era con lui quella fanciulla, quella
che ritrovò ne la selvaggia grotta,
del re galego la figlia Issabella,
in poter giá de’ malandrin condotta,
poi che lasciato avea ne la procella
del truculento mar la nave rotta:
quella che piú vicino al core avea
questo Zerbin, che l’alma onde vivea.

55
     Orlando se l’avea fatta compagna,
poi che de la caverna la riscosse.
Quando costei li vide alla campagna,
domandò Orlando, chi la turba fosse.
— Non so, — diss’egli; e poi su la montagna
lasciolla, e verso il pian ratto si mosse.
Guardò Zerbino, et alla vista prima
lo giudicò baron di molta stima.