Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/298

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292 canto


40
     Questa bestia crudele uscí del fondo
de lo ’nferno a quel tempo che fur fatti
alle campagne i termini, e fu il pondo
trovato e la misura, e scritti i patti.
Ma non andò a principio in tutto ’l mondo:
di sé lasciò molti paesi intatti.
Al tempo nostro in molti lochi sturba;
ma i populari offende e la vil turba.

41
     Dal suo principio infin al secol nostro
sempre è cresciuto, e sempre andrá crescendo:
sempre crescendo, al lungo andar fia il mostro
il maggior che mai fosse e lo piú orrendo.
Quel Fiton che per carte e per inchiostro
s’ode che fu sí orribile e stupendo,
alla metá di questo non fu tutto,
né tanto abominevol né si brutto.

42
     Fará strage crudel, né sará loco
che non guasti, contamini et infetti:
e quanto mostra la scultura, è poco
de’ suoi nefandi e abominosi effetti.
Al mondo, di gridar mercé giá roco,
questi, dei quali i nomi abbiamo letti,
che chiari splenderan piú che piropo,
verranno a dare aiuto al maggior uopo.

43
     Alla fera crudele il piú molesto
non sará di Francesco il re de’ Franchi:
e ben convien che molti ecceda in questo,
e nessun prima e pochi n’abbia a’ fianchi;
quando in splendor real, quando nel resto
di virtú fará molti parer manchi,
che giá parver compiuti; come cede
tosto ogn’altro splendor, che ’l sol si vede.