Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/313

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ventesimosesto 307


100
     Portava Mandricardo similmente
l’augel che rapí in Ida Ganimede.
Come l’ebbe quel dí che fu vincente
al castel periglioso, per mercede,
credo vi sia con l’altre istorie a mente,
e come quella fata gli lo diede
con tutte le bell’arme che Vulcano
avea giá date al cavallier troiano.

101
     Altra volta a battaglia erano stati
Mandricardo e Ruggier solo per questo;
e per che caso fosser distornati,
io nol dirò, che giá v’è manifesto.
Dopo non s’eran mai piú raccozzati,
se non quivi ora; e Mandricardo presto,
visto lo scudo, alzò il superbo grido
minacciando, e a Ruggier disse: — Io ti sfido.

102
     Tu la mia insegna, temerario, porti;
né questo è il primo dí ch’io te l’ho detto.
E credi, pazzo, ancor ch’io tel comporti,
per una volta ch’io t’ebbi rispetto?
Ma poi che né minaccie né conforti
ti pòn questa follia levar del petto,
ti mostrerò quanto miglior partito
t’era d’avermi subito ubbidito. —

103
     Come ben riscaldato arrido legno
a piccol soffio subito s’accende,
cosí s’avampa di Ruggier lo sdegno
al primo motto che di questo intende.
— Ti pensi (disse) farmi stare al segno,
perché quest’altro ancor meco contende?
Ma mostrerotti ch’io son buon per tòrre
Frontino a lui, lo scudo a te d’Ettorre.