Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/317

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ventesimosesto 311


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     Al re d’Algier come cingial si scaglia,
e l’urta con lo scudo e con la spalla;
e in modo lo disordina e sbarraglia,
che fa che d’una staffa il piè gli falla.
Mandricardo gli grida: — O la battaglia
differisci, Ruggiero, o meco falla; —
e crudele e fellon piú che mai fosse,
Ruggier su l’elmo in questo dir percosse.

117
     Fin sul collo al destrier Ruggier s’inchina,
né, quando vuoisi rilevar, si puote;
perché gli sopragiunge la ruina
del figlio d’Ulïen che lo percuote.
Se non era di tempra adamantina,
fesso l’elmo gli avria fin tra le gote.
Apre Ruggier le mani per l’ambascia,
e l’una il fren, l’altra la spada lascia.

118
     Se lo porta il destrier per la campagna:
dietro gli resta in terra Balisarda.
Marfisa che quel di fatta compagna
se gli era d’arme, par ch’avampi et arda,
che solo fra que’ duo cosí rimagna:
e come era magnanima e gagliarda,
si drizza a Mandricardo, e col potere
ch’avea maggior, sopra la testa il fiere.

119
     Rodomonte a Ruggier dietro si spinge:
vinto è Frontin, s’un’altra gli n’appicca;
ma Ricciardetto con Vivian si stringe,
e tra Ruggiero e ’l Saracin si ficca.
L’uno urta Rodomonte e lo rispinge,
e da Ruggier per forza lo dispicca;
l’altro la spada sua, che fu Viviano,
pone a Ruggier, giá risentito, in mano.