Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/318

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
312 canto


120
     Tosto che ’l buon Ruggiero in sé ritorna,
e che Vivian la spada gli appresenta,
a vendicar l’ingiuria non soggiorna,
e verso il re d’Algier ratto s’aveuta,
come il leon che tolto su le corna
dal bue sia stato, e che ’l dolor non senta:
sí sdegno et ira et impeto l’affretta,
stimula e sferza a far la sua vendetta.

121
     Ruggier sul capo al Saracin tempesta:
e se la spada sua si ritrovasse,
che, come ho detto, al comminciar di questa
pugna, di man gran fellonia gli trasse,
mi credo ch’a difendere la testa
di Rodomonte l’elmo non bastasse,
l’elmo che fece il re far di Babelle
quando muover pensò guerra alle stelle.

122
     La Discordia, credendo non potere
altro esser quivi che contese e risse,
né vi dovesse mai piú luogo avere
o pace o triegua, alla sorella disse
ch’omai sicuramente a rivedere
i monachetti suoi seco venisse.
Lasciánle andare, e stián noi dove in fronte
Ruggiero avea ferito Rodomonte.

123
     Fu il colpo di Ruggier di sí gran forza,
che fece in su la groppa di Frontino
percuoter l’elmo e quella dura scorza
di ch’avea armato il dosso il Saracino,
e lui tre volte e quattro a poggia e ad orza
piegar per gire in terra a capo chino;
e la spada egli ancora avria perduta,
se legata alla man non fosse suta.