Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/32

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26 canto


100
     Il signor di Seleucia ancor restava,
miglior guerrier di tutti gli altri sette;
e ben la sua possanza accompagnava
con destrier buono e con arme perfette.
Dove de l’elmo la vista si chiava,
l’asta allo scontro l’uno e l’altro mette:
pur Grifon maggior colpo al pagan diede,
che lo fe’ staffeggiar dal manco piede.

101
     Gittaro i tronchi, e si tornaro adosso
pieni di molto ardir coi brandi nudi.
Fu il pagan prima da Grifon percosso
d’un colpo che spezzato avria gl’incudi.
Con quel fender si vide e ferro et osso
d’un ch’eletto s’avea tra mille scudi;
e se non era doppio e fin l’arnese,
feria la coscia ove cadendo scese.

102
     Ferí quel di Seleucia alla visera
Grifone a un tempo; e fu quel colpo tanto,
che l’avria aperta e rotta, se non era
fatta, come l’altr’arme, per incanto.
Gli è un perder tempo che ’l pagan piú fera
cosí son l’arme dure in ogni canto:
e ’n piú parti Grifon giá fessa e rotta
ha l’armatura a lui, né perde botta.

103
     Ognun potea veder quanto di sotto
il signor di Seleucia era a Grifone;
e se partir non li fa il re di botto,
quel che sta peggio, la vita vi pone.
Fe’ Norandino alla sua guardia motto
ch’entrasse a distaccar l’aspra tenzone.
Quindi fu l’uno, e quindi l’altro tratto;
e fu lodato il re di sí buon atto.