Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/329

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ventesimosettimo 323


24
     Come quando si dá fuoco alla mina,
pel lungo solco de la negra polve
licenzïosa fiamma arde e camina
sí ch’occhio a dietro a pena se le volve;
e qual si sente poi l’alta ruina
che ’l duro sasso o il grosso muro solve:
cosí Ruggiero e Marfisa veniro,
e tai ne la battaglia si sentirò.

25
     Per lungo e per traverso a fender teste
incominciaro, e tagliar braccia e spalle
de le turbe che male erano preste
ad espedire e sgombrar loro il calle.
C’ha notato il passar de le tempeste,
ch’una parte d’un monte o d’una valle
offende, e l’altra lascia, s’appresenti
la via di questi duo fra quelle genti.

26
     Molti che dal furor di Rodomonte
e di quegli altri primi eran fuggiti,
Dio ringraziavan ch’avea lor sí pronte
gambe concesse, e piedi sí espediti;
e poi, dando del petto e de la fronte
in Marfisa e in Ruggier, vedean scherniti,
come l’uom né per star né per fuggire,
al suo fisso destin può contradire.

27
     Chi fugge l’un pericolo, rimane
ne l’altro, e paga il fio d’ossa e di polpe.
Cosí cader coi figli in bocca al cane
suol, sperando fuggir, timida volpe,
poi che la caccia de l’antique tane
il suo vicin che le dá mille colpe,
e cautamente con fumo e con fuoco
turbata l’ha da non temuto loco.