Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/337

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ventesimosettimo 331


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     E dimandògli se per forza o patto
l’avesse tolta al conte, e dove e quando.
E Mandricardo disse ch’avea fatto
gran battaglia per essa con Orlando;
e come finto quel s’era poi matto,
cosí coprire il suo timor sperando,
ch’era d’aver continua guerra meco,
fin che la buona spada avesse seco.

57
     E dicea ch’imitato avea il castore,
qual si strappa i genitali sui,
vedendosi alle spalle il cacciatore,
che sa che non ricerca altro da lui.
Gradasso non udí tutto il tenore,
che disse: — Non vo’ darla a te né altrui:
tanto oro, tanto affanno e tanta gente
ci ho speso, che è ben mia debitamente.

58
     Cercati pur fornir d’un’altra spada,
ch’io voglio questa, e non ti paia nuovo.
Pazzo o saggio Ch’Orlando se ne vada,
averla intendo, ovunque io la ritrovo.
Tu senza testimoni in su la strada
te l’usurpasti: io qui lite ne muovo.
La mia ragion dirá mia scimitarra,
e faremo il giudicio ne la sbarra.

59
     Prima, di guadagnarla t’apparecchia,
che tu l’adopri contra a Rodomonte.
Di comprar prima l’arme è usanza vecchia,
ch’alla battaglia il cavallier s’affronte. —
— Piú dolce suon non mi viene all’orecchia
(rispose alzando il Tartaro la fronte),
che quando di battaglia alcun mi tenta;
ma fa che Rodomonte lo consenta.