Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/342

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336 canto


76
     Ma per la compagnia che, come hai detto,
novellamente insieme abbiamo presa,
ti son contento aver tanto rispetto,
ch’io t’ammonisca a tardar questa impresa,
fin che de la battaglia veggi effetto,
che fra il Tartaro e me tosto fia accesa:
dove pórti uno esempio inanzi spero,
ch’avrai di grazia a dirmi: Abbi il destriero. —

77
     — Gli è teco cortesia l’esser villano
(disse il Circasso pien d’ira e di isdegno);
ma piú chiaro ti dico ora e piú piano,
che tu non faccia in quel destrier disegno:
che te lo defendo io, tanto ch’in mano
questa vindice mia spada sostegno;
e metteròvi insino l’ugna e il dente,
se non potrò difenderlo altrimente. —

78
     Venner da le parole alle contese,
ai gridi, alle minaccie, alla battaglia,
che per molt’ira in piú fretta s’accese,
che s’accendesse mai per fuoco paglia.
Rodomonte ha l’osbergo et ogni arnese,
Sacripante non ha piastra né maglia;
ma par (sí ben con lo schermir s’adopra)
che tutto con la spada si ricuopra.

79
     Non era la possanza e la fierezza
di Rodomonte, ancor ch’era infinita,
piú che la providenza e la destrezza
con che sue forze Sacripante aita.
Non voltò ruota mai con piú prestezza
il macigno sovran che ’l grano trita,
che faccia Sacripante or mano or piede
di qua di lá, dove il bisogno vede.