Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/346

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340 canto


92
     Ma perché si potria forse imputarme
c’ho atteso a farlo in mezzo a tante liti,
mentre che questi piú famosi in arme
d’altre querele son tutti impediti;
tre giorni ad impiccarlo io vo’ indugiarme:
intanto o vieni, o manda chi l’aiti;
che dopo, se non fia chi me lo vieti,
farò di lui mille uccellacci lieti.

93
     Di qui presso a tre leghe a quella torre
che siede inanzi ad un piccol boschetto,
senza piú compagnia mi vado a porre,
che d’una mia donzella e d’un valletto.
S’alcuno ardisce di venirmi a tórre
questo ladron, lá venga, ch’io l’aspetto.—
Cosi disse ella; e dove disse, prese
tosto la via, né piú risposta attese.

94
     Sul collo inanzi del destrier si pone
Brunel, che tuttavia tien per le chiome.
Piange il misero e grida, e le persone,
in che sperar solia, chiama per nome.
Resta Agramante in tal confusione
di questi intrichi, che non vede come
poterli sciorre; e gli par via piú greve
che Marfisa Brunel cosí gli leve.

95
     Non che l’apprezzi o che gli porti amore,
anzi piú giorni son che l’odia molto;
e spesso ha d’impiccarlo avuto in core,
dopo che gli era stato l’annel tolto.
Ma questo atto gli par contra il suo onore,
sí che n’avampa di vergogna in volto.
Vuole in persona egli seguirla in fretta,
e a tutto suo poter farne vendetta.