Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/355

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ventesimosettimo 349


128
     Di barche e di sotti1 legni era tutto
fra l’una ripa e l’altra il fiume pieno,
ch’ad uso de l’esercito condutto
da molti lochi vettovaglie avieno;
perché in poter de’ Mori era ridutto,
venendo da Parigi al lito ameno
d’Acquamorta, e voltando invèr la Spagna,
ciò che v’è da man destra di campagna.

129
     Le vettovaglie in carra et in iumenti,
tolte fuor de le navi, erano carche,
e tratte con la scorta de le genti,
ove venir non si potea con barche.
Avean piene le ripe i grassi armenti
quivi condotti da diverse marche;
e i conduttori intorno alla riviera
per varii tetti albergo avean la sera.

130
     Il re d’Algier, perché gli sopravenne
quivi la notte e l’aer nero e cieco,
d’un ostier paesan lo ’nvito tenne,
che lo pregò che rimanesse seco.
Adagiato il destrier, la mensa venne
di varii cibi e di vin corso e greco;
che ’l Saracin nel resto alla moresca,
ma volse far nel bere alla francesca.

131
     L’oste con buona mensa e miglior viso
studiò di fare a Rodomonte onore;
che la presenzia gli diè certo aviso
ch’era uomo illustre e pien d’alto valore:
ma quel che da se stesso era diviso,
né quella sera avea ben seco il core
(che mal suo grado s’era ricondotto
alla donna giá sua), non facea motto.