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ventesimottavo 353


CANTO VENTESIMOTTAVO

1
     Donne, e voi che le donne avete in pregio,
per Dio, non date a questa istoria orecchia,
a questa che l’ostier dire in dispregio
e in vostra infamia e biasmo s’apparecchia;
ben che né macchia vi può dar né fregio
lingua sí vile, e sia l’usanza vecchia
che ’l volgare ignorante ognun riprenda,
e parli piú di quel che meno intenda.

2
     Lasciate questo canto, che senza esso
può star l’istoria, e non sará men chiara.
Mettendolo Turpino, anch’io l’ho messo,
non per malivolenzia né per gara.
Ch’io v’ami, oltre mia lingua che l’ha espresso,
che mai non fu di celebrarvi avara,
n’ho fatto mille prove; e v’ho dimostro
ch’io son, né potrei esser se non vostro.

3
     Passi, chi vuol, tre carte o quattro, senza
leggerne verso, e chi pur legger vuole,
gli dia quella medesima credenza
che si suol dare a finzïoni e a fole.
Ma tornando al dir nostro, poi ch’udienza
apparecchiata vide a sue parole,
e darsi luogo incontra al cavalliero,
cosí l’istoria incominciò l’ostiero.