Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/366

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360 canto


28
     Oltre ch’a Fausto incresca del fratello
che veggia a simil termine condutto,
via piú gl’incresce che bugiardo a quello
principe, a chi lodollo, parrá in tutto:
mostrar di tutti gli uomini il piú bello
gli avea promesso, e mostrerá il piú brutto.
Ma pur continuando la sua via,
seco lo trasse al fin dentro a Pavia.

29
     Giá non vuol che lo vegga il re improviso,
per non mostrarsi di giudicio privo:
ma per lettere inanzi gli dá aviso
che ’l suo fratel ne viene a pena vivo;
e ch’era stato all’aria del bel viso
un affanno di cor tanto nocivo,
accompagnato da una febbre ria,
che piú non parea quel ch’esser solia.

30
     Grata ebbe la venuta di Iocondo
quanto potesse il re d’amico avere:
che non avea desiderato al mondo
cosa altretanto, che di lui vedere.
Né gli spiace vederselo secondo,
e di bellezza dietro rimanere;
ben che conosca, se non fosse il male,
che gli saria superiore o uguale.

31
     Giunto, lo fa alloggiar nel suo palagio,
lo visita ogni giorno, ogni ora n’ode;
fa gran provision che stia con agio,
e d’onorario assai si studia e gode.
Langue Iocondo, che ’l pensier malvagio
c’ha de la ria moglier. sempre lo rode:
né ’l veder giochi, né musici udire,
dramma del suo dolor può minuire.