Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/374

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368 canto


60
     La pietosa fanciulla rispondendo:
Credi (dicea) che men di te nol bramo;
ma né luogo né tempo ci comprendo
qui, dove in mezzo di tanti occhi siamo.
Il Greco soggiungea: — Certo mi rendo,
che s’un terzo ami me di quel ch’io t’amo,
in questa notte almen troverai loco
che ci potren godere insieme un poco. —

61
     — Come potrò (diceagli la fanciulla),
che sempre in mezzo a duo la notte giaccio?
e meco or l’uno or l’altro si trastulla,
e sempre a l’un di lor mi trovo in braccio? —
— Questo ti fia (suggiunse il Greco) nulla;
che ben ti saprai tor di questo impaccio,
e uscir di mezzo lor, pur che tu voglia:
e dèi voler, quando di me ti doglia.

62
     Pensa ella alquanto, e poi dice che vegna
quando creder potrá ch’ognuno dorma;
e pianamente come far convegna,
e de l’andare e del tornar l’informa.
Il Greco, sí come ella gli disegna,
quando sente dormir tutta la torma,
viene all’uscio e lo spinge, e quel gli cede:
entra pian piano, e va a tenton col piede.

63
     Fa lunghi i passi, e sempre in quel di dietro
tutto si ferma, e l’altro par che muova
a guisa che di dar tema nel vetro,
non che ’l terreno abbia a calcar, ma l’uova;
e tien la mano inanzi simil metro,
va brancolando infin che ’l letto trova:
e di lá dove gli altri avean le piante,
tacito si cacciò col capo inante.