Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/384

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378 canto


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     E chiama intenzïone erronea e lieve,
e dice che per certo ella troppo erra;
né men biasmar che l’avaro si deve,
che ’l suo ricco tesor metta sotterra:
alcuno util per sé non ne riceve,
e da l’uso degli altri uomini il serra.
Chiuder leon si denno, orsi e serpenti,
e non le cose belle et innocenti.

101
     Il monaco, ch’a questo avea l’orecchia,
e per soccorrer la giovane incauta,
che ritratta non sia per la via vecchia,
sedea al governo qual pratico nauta,
quivi di spiritual cibo apparecchia
tosto una mensa sontuosa e lauta.
Ma il Saracin, che con mal gusto nacque,
non pur la saporò, che gli dispiacque:

102
     e poi ch’invano il monaco interroppe,
e non potè mai far sí che tacesse,
e che di pazienza il freno roppe,
le mani adosso con furor gli messe.
Ma le parole mie parervi troppe
potriano omai, se piú se ne dicesse:
sí che finirò il canto; e mi fia specchio
quel che per troppo dire accade al vecchio.