Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/388

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382 canto


12
     Crescer piú sempre l’appetito cieco
vede del re pagan, né sa che farsi.
Ben sa che vuol venire all’atto bieco,
ove i contrasti suoi tutti fien scarsi.
Pur discorrendo molte cose seco,
il modo trovò al fin di ripararsi,
e di salvar la castitá sua, come
io vi dirò, con lungo e chiaro nome.

13
     Al brutto Saracin, che le venia
giá contra con parole e con effetti
priva di tutta quella cortesia
che mostrata le avea ne’ primi detti:
— Se fate che con voi sicura io sia
del mio onor (disse) e ch’io non ne sospetti,
cosa all’incontro vi darò, che molto
piú vi varrá, ch’avermi l’onor tolto.

14
     Per un piacer di sí poco momento,
di che n’ha sí abondanza tutto ’l mondo,
non disprezzate un perpetuo contento,
un vero gaudio a nullo altro secondo.
Potrete tuttavia ritrovar cento
e mille donne di viso giocondo;
ma chi vi possa dar questo mio dono,
nessuno al mondo, o pochi altri ci sono.

15
     Ho notizia d’un’erba, e l’ho veduta
venendo, e so dove trovarne appresso,
che bollita con elera e con ruta
ad un fuoco di legna di cipresso,
e fra mano innocenti indi premuta,
manda un liquor, che, chi si bagna d’esso
tre volte il corpo, in tal modo l’indura,
che dal ferro e dal fuoco l’assicura.