Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/395

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ventesimonono 389


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     A caso venne il furïoso conte
a capitar su questa gran riviera,
dove, come io vi dico, Rodomonte
fare in fretta facea, né finito era
la torre né il sepolcro, e a pena il ponte:
e di tutte arme, fuor che di visiera,
a quell’ora il pagan si trovò in punto,
Ch’Orlando al fiume e al ponte è sopragiunto.

41
     Orlando (come il suo furor lo caccia)
salta la sbarra e sopra il ponte corre.
Ma Rodomonte con turbata faccia,
a piè, com’era inanzi a la gran torre,
gli grida di lontano e gli minaccia,
né se gli degna con la spada opporre:
— Indiscreto villan, ferma le piante,
temerario, importuno et arrogante.

42
     Sol per signori e cavallieri è fatto
il ponte, non per te, bestia balorda. —
Orlando, ch’era in gran pensier distratto,
vien pur inanzi e fa l’orecchia sorda.
— Bisogna ch’io castighi questo matto —
disse il pagano; e con la voglia ingorda
venia per traboccarlo giú ne l’onda,
non pensando trovar chi gli risponda.

43
     In questo tempo una gentil donzella,
per passar sovra il ponte, al fiume arriva,
leggiadramente ornata e in viso bella,
e nei sembianti accortamente schiva.
Era (se vi ricorda, Signor) quella
che per ogni altra via cercando giva
di Brandimarte, il suo amator, vestigi,
fuor che, dove era, dentro da Parigi.