Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/398

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392 canto


52
     Si vennero a incontrar con esso al varco
duo boscherecci gioveni, ch’inante
avean di legna un loro asino carco;
e perché ben s’accorsero al sembiante,
ch’avea di cervel sano il capo scarco,
gli gridano con voce minacciante,
o ch’a dietro o da parte se ne vada,
e che si levi di mezzo la strada.

53
     Orlando non risponde altro a quel detto,
se non che con furor tira d’un piede,
e giunge a punto l’asino nel petto
con quella forza che tutte altre eccede;
et alto il leva sí, ch’uno augelletto
che voli in aria, sembra a chi lo vede.
Quel va a cadere alla cima d’un colle,
ch’un miglio oltre la valle il giogo estolle.

54
     Indi verso i duo gioveni s’aventa,
dei quali un, piú che senno, ebbe aventura,
che da la balza, che due volte trenta
braccia cadea, si gittò per paura.
A mezzo il tratto trovò molle e lenta
una macchia di rubi e di verzura,
a cui bastò graffiargli un poco il volto:
del resto lo mandò libero e sciolto.

55
     L’altro s’attacca ad un scheggion ch’usciva
fuor de la roccia, per salirvi sopra;
perché si spera, s’alla cima arriva,
di trovar via che dal pazzo lo cuopra.
Ma quel nei piedi (che non vuol che viva)
lo piglia, mentre di salir s’adopra:
e quanto piú sbarrar puote le braccia,
le sbarra sí, ch’in duo pezzi lo straccia;