Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/400

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394 canto


60
     Quasi ascosí avea gli occhi ne la testa,
la faccia macra, e come un osso asciutta,
la chioma rabuffata, orrida e mesta,
la barba folta, spaventosa e brutta.
Non piú a vederlo Angelica fu presta,
che fosse a ritornar, tremando tutta:
tutta tremando, e empiendo il ciel di grida,
si volse per aiuto alla sua guida.

61
     Come di lei s’accorse Orlando stolto,
per ritenerla si levò di botto:
cosí gli piacque il delicato volto,
cosí ne venne immantinente giotto.
D’averla amata e riverita molto
ogni ricordo era in lui guasto e rotto.
Gli corre dietro, e tien quella maniera
che terria il cane a seguitar la fera.

62
     Il giovine che ’l pazzo seguir vede
la donna sua, gli urta il cavallo adosso,
e tutto a un tempo lo percuote e fiede,
come lo trova che gli volta il dosso.
Spiccar dal busto il capo se gli crede:
ma la pelle trovò dura come osso,
anzi via piú ch’acciar; Ch’Orlando nato
impenetrabile era et affiatato.

63
     Come Orlando sentí battersi dietro,
girossi, e nel girare il pugno strinse,
e con la forza che passa ogni metro,
ferí il destrier che ’l Saracino spinse.
Feril sul capo, e come fosse vetro,
lo spezzò sí, che quel cavallo estinse:
e rivoltosse in un medesmo instante
dietro a colei che gli fuggiva inante.