Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/410

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404 canto


24
     Un semplice fanciul nell’urna messe
la mano, e prese un breve; e venne a caso
ch’in questo il nome di Ruggier si lesse,
essendo quel del Serican rimaso.
Non si può dir quanta allegrezza avesse,
quando Ruggier si sentí trar del vaso,
e d’altra parte il Sericano doglia;
ma quel che manda il ciel, forza è che toglia.

25
     Ogni suo studio il Sericano, ogni opra
a favorire, ad aiutar converte
perché Ruggiero abbia a restar di sopra:
e le cose in suo prò, ch’avea giá esperte,
come or di spada, or di scudo si cuopra,
qual sien botte fallaci e qual sien certe,
quando tentar, quando schivar fortuna
si dee, gli torna a mente ad una ad una.

26
     Il resto di quel dí, che da l’accordo
e dal trar de le sorti sopravanza,
è speso dagli amici in dar ricordo,
chi a l’un guerrier chi all’altro, come è usanza.
Il popul, di veder la pugna ingordo,
s’affretta a gara d’occupar la stanza:
né basta a molti inanzi giorno andarvi,
che voglion tutta notte anco veggiarvi.

27
     La sciocca turba disïosa attende
ch’i duo buon cavallier vengano in prova;
che non mira piú lungi né comprende
di quel ch’inanzi agli occhi si ritrova.
Ma Sobrino e Marsilio, e chi piú intende
e vede ciò che nuoce e ciò che giova,
biasma questa battaglia, et Agramante,
che voglia comportar che vada inante.