Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/411

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trentesimo 405


28
     Né cessan raccordargli il grave danno
che n’ha d’avere il popul saracino,
muora Ruggiero o il tartaro tiranno,
quel che prefisso è dal suo fier destino:
d’un sol di lor via piú bisogno avranno
per contrastare al figlio di Pipino,
che di dieci altri mila che ci sono,
tra’ quai fatica è ritrovare un buono.

29
     Conosce il re Agramante che gli è vero,
ma non può piú negar ciò c’ha promesso.
Ben prega Mandricardo e il buon Ruggiero,
che gli ridonin quel c’ha lor concesso;
e tanto piú che ’l lor litigio è un zero,
né degno in prova d’arme esser rimesso:
e s’in ciò pur noi vogliono ubbidire,
voglino almen la pugna differire.

30
     Cinque o sei mesi il singular certame,
o meno o piú, si differisca, tanto
che cacciato abbin Carlo del reame,
tolto lo scettro, la corona e il manto.
Ma l’un e l’altro, ancor che voglia e brame
il re ubbidir, pur sta duro da canto;
che tale accordo obbrobrïoso stima
a chi ’l consenso suo vi dará prima.

31
     Ma piú del re, ma piú d’ognun ch’invano
spenda a placare il Tartaro parole,
la bella figlia del re Stordilano
supplice il priega, e si lamenta e duole:
lo prega che consenta al re africano
e voglia quel che tutto il campo vuole;
si lamenta e si duol che per lui sia
timida sempre e piena d’angonia.