Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/413

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trentesimo 407


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     Quando la vita a voi per voi non sia
cara, e piú amate un’aquila dipinta,
vi sia almen cara per la vita mia:
non sará l’una senza l’altra estinta.
Non giá morir con voi grave mi fia:
son di seguirvi in vita e in morte accinta;
ma non vorrei morir sí malcontenta
come io morrò, se dopo voi son spenta. —

37
     Con tai parole e simili altre assai,
che lacrime accompagnano e sospiri,
pregar non cessa tutta notte mai
perch’alla pace il suo amator ritiri;
e quel, suggendo dagli umidi rai
quel dolce pianto, e quei dolci martiri
da le vermiglie labra piú che rose,
lacrimando egli ancor, cosí rispose:

38
     — Deh, vita mia, non vi mettete affanno,
deh non, per Dio, di cosí lieve cosa;
che se Carlo e’l re d’Africa, e ciò c’hanno
qui di gente moresca e di franciosa,
spiegasson le bandiere in mio sol danno,
voi pur non ne dovreste esser pensosa.
Ben mi mostrate in poco conto avere,
se per me un Ruggier sol vi fa temere.

39
     E vi dovria pur ramentar che, solo
(e spada io non avea né scimitarra),
con un troncon di lancia a un grosso stuolo
d’armati cavallier tolsi la sbarra.
Gradasso, ancor che con vergogna e duolo
lo dica, pure, a chi ’l domanda, narra
che fu in Soria a un castel mio prigionero;
et è pur d’altra fama che Ruggiero.