Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/418

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412 canto


56
     Calcata serpe mai tanto non ebbe,
né ferito leon, sdegno e furore,
quanto il Tartaro, poi che si riebbe
dal colpo che di sé lo trasse fuore.
E quanto l’ira e la superbia crebbe,
tanto e piú crebbe in lui forza e valore:
fece spiccare a Brigliadoro un salto
verso Ruggiero, e alzò la spada in alto.

57
     Levossi in su le staffe, et all’elmetto
segnolli; e si credette veramente
partirlo a quella volta fin al petto:
ma fu di lui Ruggier piú diligente;
che, pria che ’l braccio scenda al duro effetto,
gli caccia sotto la spada pungente,
e gli fa ne la maglia ampia finestra,
che sotto difendea l’ascella destra.

58
     E Balisarda al suo ritorno trasse
di fuori il sangue tiepido e vermiglio,
e vietò a Durindana che calasse
impetuosa con tanto periglio;
ben che fin su la groppa si piegasse
Ruggiero, e per dolor strignesse il ciglio:
e s’elmo in capo avea di peggior tempre,
gli era quel colpo memorabil sempre.

59
     Ruggier non cessa, e spinge il suo cavallo,
e Mandricardo al destro fianco trova.
Quivi scelta finezza di metallo
e ben condutta tempra poco giova
contra la spada che non scende in fallo,
che fu incantata non per altra prova,
che per far ch’a’ suoi colpi nulla vaglia
piastra incantata et incantata maglia.