Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/42

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36 canto


4
     Van gli altri in rotta ove il timor li caccia,
chi qua chi lá, pei campi e per le strade;
e chi d’entrar ne la cittá procaccia,
e l’un su l’altro ne la porta cade.
Grifon non fa parole e non minaccia;
ma lasciando lontana ogni pietade,
mena tra il vulgo inerte il ferro intorno,
e gran vendetta fa d’ogni suo scorno.

5
     Di quei che primi giunsero alla porta,
che le piante a levarsi ebbeno pronte,
parte, al bisogno suo molto piú accorta
che degli amici, alzò subito il ponte;
piangendo parte, o con la faccia smorta
fuggendo andò senza mai volger fronte,
e ne la terra per tutte le bande
levò grido e tumulto e rumor grande.

6
     Grifon gagliardo duo ne piglia in quella
che ’l ponte si levò per lor sciagura.
Sparge de l’uno al campo le cervella;
che lo percuote ad una cote dura:
prende l’altro nel petto, e l’arrandella
in mezzo alla cittá sopra le mura.
Scórse per l’ossa ai terrazzani il gelo,
quando vider colui venir dal cielo.

7
     Fur molti che temer che ’l fier Grifone
sopra le mura avesse preso un salto.
Non vi sarebbe piú confusione,
s’a Damasco il soldan desse l’assalto.
Un muover d’arme, un correr di persone,
e di talacimanni un gridar d’alto,
e di tamburi un suon misto e di trombe
il mondo assorda, e ’l ciel par ne ribombe.