Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/55

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decimottavo 49


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     Non è da domandarmi, se dolere
se ne dovesse Arïodante il frate;
se desiasse di sua man potere
por Dardinel fra l’anime dannate:
ma nol lascian le genti adito avere,
non men de le ’nfedel le battezzate.
Vorria pur vendicarsi, e con la spada
di qua di lá spianando va la strada.

57
     Urta, apre, caccia, atterra, taglia e fende
qualunque lo ’mpedisce o gli contrasta.
E Dardinel che quel disire intende,
a volerlo saziar giá non sovrasta:
ma la gran moltitudine contende
con questo ancora, e i suoi disegni guasta.
Se’ Mori uccide l’un, l’altro non manco
gli Scotti uccide e il campo inglese e ’l franco.

58
     Fortuna sempremai la via lor tolse,
che per tutto quel dí non s’accozzaro.
A piú famosa man serbar l’un volse;
che l’uomo il suo destin fugge di raro.
Ecco Rinaldo a questa strada volse,
perch’alla vita d’un non sia riparo:
ecco Rinaldo vien: Fortuna il guida
per dargli onor che Dardinello uccida.

59
     Ma sia per questa volta detto assai
dei glorïosi fatti di Ponente.
Tempo è ch’io torni ove Grifon lasciai,
che tutto d’ira e di disdegno ardente
facea, con piú timor ch’avesse mai,
tumultuar la sbigottita gente.
Re Norandino a quel rumor corso era
con piú di mille armati in una schiera.