Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/43

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trentesimoquarto 37


 12
     Sta la cruda Anassarete piú al basso,
ove è maggiore il fumo e piú martire.
Restò converso al mondo il corpo in sasso,
e l’anima qua giú venne a patire,
poi che veder per lei l’afflitto e lasso
suo amante appeso potè sofferire.
Qui presso è Dafne, ch’or s’avvede quanto
errasse a fare Apollo correr tanto.

 13
     Lungo saria se gl’infelici spirti
de le femine ingrate, che qui stanno,
volesse ad uno ad uno riferirti;
che tanti son, ch’in infinito vanno.
Piú lungo ancor saria gli uomini dirti,
a’ quai l’essere ingrato ha fatto danno,
e che puniti sono in peggior loco,
ove il fumo gli accieca, e cuoce il fuoco.

 14
     Perchè le donne piú facili e prone
a creder son, di piú supplicio è degno
chi lor fa inganno. Il sa Teseo e Iasone
e chi turbò a Latin l’antiquo regno;
sallo ch’incontra sè il frate Absalone
per Tamar trasse a sanguinoso sdegno;
et aitri et altre: che sono infiniti,
che lasciato han chi moglie e chi mariti.

 15
     Ma per narrar di me piú che d’altrui,
e palesar l’error che qui mi trasse,
bella, ma altiera piú, sí in vita fui,
che non so s’altra mai mi s’aguagliasse:
nè ti saprei ben dir, di questi dui,
s’in me l’orgoglio o la beltá avanzasse;
quantunque il fasto e l’alterezza nacque
da la beltá ch’a tutti gli occhi piacque.