Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/453

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tato bene A, il Morali stampa pote, che certo non risponde alla grammatica dell’Ariosto. Ma quando un errore si veste di parvenze scientifiche, la sua fortuna è assicurata. Cosí vediamo seguirlo il Panizzi, pur cosí sagace, e Giacinto Casella e il Papini, autori di pregevoli commenti, e non so quanti altri1.

L’opera nostra è finita. Questa nuova ediz. del Furioso si può per parecchie ragioni veramente chiamar nuova. Oltreché furon definiti i caratteri dei due tipi dell’ediz. del ’32, oltreché abbiamo fatto guadagno, col confronto di molti esemplari, d’un bel numero di nuove lezioni; non solo diamo un testo fedele quanto piú ci è stato possibile, ma in ogni caso fu messo il Lettore in condizione di giudicare, senza di che ogni edizione, per buona che sia, lascia il tempo che trova.

Mi sia concesso di rivolgere i miei rispettosi ringraziamenti a S. E. il Principe Trivulzio e al chiariss. Sign. March. Camillo di Soragna, per avermi concesso d’esaminare a tutto mio agio i tesori delle loro Biblioteche. Ringrazio ancora il prof. Vittorio Rossi del suo gentile aiuto, e gli egregi Bibliotecari di Bologna, Ferrara, Firenze, Venezia, che mi hanno agevolato il lavoro. Al prof. Luigi Torri e al dott. Gino Levi della Nazionale di Torino non so esprimere la mia riconoscenza, se non dicendo ch’essa è pari alla loro bontá e cortesia, cioè grandissima.

Santorre Debenedetti.

  1. Giá il Ruscelli stampava opportunamente potè; e cosí avrebbe fatto il Lisio, che pure tenta una dimostrazione (VIII 52, 4 n.), la quale, in fondo assennata, ha il difetto di non tener conto, né di quello che ci insegna il Bembo, né dell’accento ritmico, che risolve il problema.