Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/51

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trentesimoquarto 45


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     Poi che non parla piú Lidia infelice,
va il duca per saper s’altri vi stanzi:
ma la caligine alta ch’era ultrice
de l’opre ingrate, sí gl’ingrossa inanzi,
ch’andare un palmo sol piú non gli lice;
anzi a forza tornar gli conviene, anzi,
perché la vita non gli sia intercetta
dal fumo, i passi accelerar con fretta.

 45
     Il mutar spesso de le piante ha vista
di corso, e non di chi passeggia o trotta.
Tanto, salendo inverso l’erta, acquista,
che vede dove aperta era la grotta;
e l’aria, giá caliginosa e trista,
dal lume cominciava ad esser rotta.
Al fin con molto affanno e grave ambascia
esce de l’antro, e dietro il fumo lascia.

 46
     E perché del tornar la via sia tronca
a quelle bestie c’han si ingorde l’epe,
raguna sassi, e molti arbori tronca,
che v’eran qual d’amomo e qual di pepe;
e come può, dinanzi alla spelonca
fabrica di sua man quasi una siepe:
e gli succede cosí ben quell’opra,
che piú l’arpie non torneran di sopra.

 47
     Il negro fumo de la scura pece,
mentre egli fu ne la caverna tetra,
non macchiò sol quel ch’apparia, et infece,
ma sotto i panni ancora entra e penètra;
sí che per trovare acqua andar lo fece
cercando un pezzo; e al fin fuor d’una pietra
vide una fonte uscir ne la foresta,
ne la qual si lavò dal piè alla testa.