Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/53

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trentesimoquarto 47


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     Astolfo il suo destrier verso il palagio
che piú di trenta miglia intorno aggira,
a passo lento fa muovere ad agio,
e quinci e quindi il bel paese ammira;
e giudica, appo quel, brutto e malvagio,
e che sia al cielo et a natura in ira
questo ch’abitian noi fetido mondo:
tanto è soave quel, chiaro e giocondo.

53
     Come egli è presso al luminoso tetto,
attonito riman di maraviglia;
che tutto d’una gemma è ’l muro schietto,
piú che carbonchio lucida e vermiglia.
O stupenda opra, o dedalo architetto!
Qual fabrica tra noi le rassimiglia?
Taccia qualunque le mirabil sette
moli del mondo in tanta gloria mette.

54
     Nel lucente vestibulo di quella
felice casa un vecchio al duca occorre,
che ’l manto ha rosso, e bianca la gonnella,
che l’un può al latte, e l’altro al minio opporre.
I crini ha bianchi, e bianca la mascella
di folta barba ch’al petto discorre;
et è si venerabile nel viso,
ch’un degli eletti par del paradiso.

55
     Costui con lieta faccia al paladino,
che riverente era d’arcion disceso,
disse:— O baron, che per voler divino
sei nel terrestre paradiso asceso;
come che né la causa del camino,
né il fin del tuo desir da te sia inteso;
pur credi che non senza alto misterio
venuto sei da l’artico emisperio.