Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/54

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
48 canto


 56
     Per imparar come soccorrer dèi
Carlo, e la santa fé tor di periglio,
venuto meco a consigliar ti sei
per cosí lunga via, senza consiglio.
Né a tuo saper, né a tua virtú vorrei
ch’esser qui giunto attribuissi, o figlio;
che né il tuo corno, né il cavallo alato
ti valea, se da Dio non t’era dato.

 57
     Ragionerem piú ad agio insieme poi,
e ti dirò come a procedere hai:
ma prima vienti a ricrear con noi;
che ’l digiun lungo de’ noiarti ormai. —
Continuando il vecchio i detti suoi,
fece maravigliare il duca assai,
quando, scoprendo il nome suo, gli disse
esser colui che l’evangelio scrisse:

 58
     quel tanto al Redentor caro Giovanni,
per cui il sermone tra i fratelli uscío,
che non dovea per morte finir gli anni;
sí che fu causa che ’l figliuol di Dio
a Pietro disse: — Perché pur t’affanni,
s’io vo’ che cosí aspetti il venir mio? —
Ben che non disse: egli non de’ morire,
si vede pur che cosí volse dire.

 59
     Quivi fu assunto, e trovò compagnia,
che prima Enoch, il patriarca, v’era;
eravi insieme il gran profeta Elia,
che non han vista ancor l’ultima sera;
e fuor de l’aria pestilente e ria
si goderan l’eterna primavera,
fin che dian segno l’angeliche tube,
che torni Cristo in su la bianca nube.