Pagina:Ariosto-Op.minori.1-(1857).djvu/327

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298 sonetti.

Sonetto XII.


     Altri loderà il viso, altri le chiome
Della sua donna, altri l’avorio bianco
Onde formò natura il petto e ’l fianco;
4Altri darà a’ begli occhi eterno nome.
     Me non bellezza corruttibil,1 come
Un ingegno divino, ha mosso unquanco;
Un animo così libero e franco,
8Come non senta le corporee some;
     Una chiara eloquenza che deriva
Da un fonte di sapere; una onestade
11Di cortesi atti, e leggiadría non schiva.
     Chè s’in me fosse l’arte alla bontade
Della materia ugual, ne farei viva
14Statua che durería più d’una etade.


Sonetto XIII.


     Deh voless’io quel che voler dovrei!
Deh serviss’io quant’è ’l servir accetto!
Deh, Madonna, l’andar fosse interdetto,
4Dove non va la speme, ai desir miei!
     Io son ben certo che non languirei
Di quel colpo mortal che ’n mezzo il petto,
Non mi guardando, Amor mi diede, e stretto
8Dalle catene sue già non sarei.
     So quel ch’io posso, e so quel che far deggio;
Ma, più che giusta elezïone, il mio
11Fiero destino ho da imputar, s’io fallo.
     Ben vi vô ricordar ch’ogni cavallo
Non corre sempre per spronar, e veggio,
14Per pugner troppo, alcun farsi restío.


  1. I manoscritti del Barotti: «Me non mortal, fragil bellezza;» e nel v. 12: «E se l’opra mia fosse alla ec.»