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Pagina:Arnaldo Cipolla - Per la Siberia in Cina e Giappone.djvu/61

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Ed è ancora apparecchiata a battaglia come se i combattimenti dovessero ricominciare domani. Tutta la vita della Siberia si addensa lungo la ferrovia e s’integra, ad intervalli, con le comunicazioni fluviali che, partendo dalla strada ferrata, raggiungono altri centri importanti, come ad esempio Tobolsk, all’altezza del quale stiamo precisamente passando ora.

Eccoci dunque in Siberia. Questa sera, anzi, verso le 17, raggiungeremo Omsk sul fiume Irtis. Omsk era la capitale della Siberia occidentale ed è giunta a contare sino mezzo milione di abitanti, quando Kolciak ne aveva fatto il centro militare e politico della controrivoluzione. Oggi Omsk è molto decaduta, malgrado possegga ancora l’Università. I comunisti hanno fatto il centro amministrativo della Siberia occidentale a Novo Nikolaiewsk e quello della Siberia orientale a Cita, sottomessa al regime dei Soviet da pochi mesi soltanto con la scomparsa della Repubblica Siberiana d’Estremo Oriente. Le stazioni, a intervalli di due o tre ore di corsa, hanno strani nomi: «Dragone», «Amore», «Bacio»; nomi tartari o kirghisi che riescono inesplicabili in questo squallore della prima Siberia.

Sono colto improvvisamente dal senso della sconsolata melanconia degli esuli: sono forse le reminiscenze della letteratura russa che lavorano in me: ma la Siberia non è più quella di Dostoiewsky o di Tolstoi. D’altra parte la Siberia attraversata dalla ferrovia e che pure è così sterminata, non è che una fugace apparizione della vera Siberia solcata dall’Obi, dall’Jenissei, dall’Amur, grande e ricca tanto da potervi contenere e sfamare comodamente tutta l’umanità. A proposito di Siberia e di freddo siberiano, avverto che ora, in luglio, vi fa un caldo atroce e vi soffia un vento che ricorda il Kamsin africano con relativa sabbia soffocante. Le belle foreste sono finite, non le rivedremo che fra due giorni, salendo sugli altipiani di Krasnojarska e del Baikal.

Della bellezza del Baikal e delle sue leggende mi parla V., che conosce la Siberia a menadito e l’ha attraversata la prima volta bambino quando la ferrovia non c’era e s’impiegavano due mesi per andare da Pietrogrado a Vladivostok facendo la strada in certe diligenze così monumentali come solo in Siberia si vedono attendere ancora nelle stazioni i viaggiatori che si recano nell’interno in centri a centinaia di «verste» dalla ferrovia. Le diligenze sono trainate da una dozzina di cavalli, ma anche prima del tracciamento della ferrovia una buona parte della traversata si poteva compierla per via fluviale, come tutta la discesa dall’Amur che rappresenta un buon terzo del viaggio. E V. conclude che non c’è nulla di più vario della Siberia e che le rive del Baikal sono così amene da rammentare quelle dei laghi italiani.