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Pagina:Ars et Labor, 1906 vol. I.djvu/328

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304 ARS ET LABOR

al macchinario del gran Cotonificio bergamasco, fa capo la poderosissima forza motrice che è là condotta da Gromo, molto più in alto e più lontano Immagine dal testo cartaceoUN PIAZZALE OVE SI FA LA PRIMA CERNITA DEL MATERIALE. nella valle, fin presso Bondione. L’opera bellissima e sensazionale è costata più di un milione.

Chi non abbia milioni, per condurre altrettali forze motrici — chi non abbia azioni sui traffici di questa itala Manchester, o compartecipazioni in cotonifici, o utili in fabbriche qualsiasi; chi non sia tecnico, nè industriale, nè operaio, nè montanaro — chi sia un semplice “spettatore della vita„ se ne sta affacciato al finestrino della giardiniera o, meglio, sulla piattaforma dell’ultimo vagone, ammirando il feerico svolgersi del complesso scenario: grazie di natura e perfezionamenti di scienza, semplicità arcadiche e febbri commerciali — verde di pini eccelsi, candori di casette lontane, aridità di poggi rocciosi e muraglioni rossi di stabilimenti, grovigli di fili elettrici, fragori ansiosi d’acque tormentate.

Antonio Stoppani, che è stato di tutti gli innamorati del Bel Paese, il più innamorato, parla delle Prealpi Bergamasche con termini di vero entusiasmo:

"“Le Prealpi son tutto un laberinto di montagne e di valli, tutto un intreccio di torrenti e di torrentelli, un succedersi ed un alternarsi di morbide conche e di gole oscure, di colli boscosi e fioriti, e di rupi e di aguglie spruzzate d’eterne nevi. Ogni passo, là dentro, è un incanto: ogni svolta una sorpresa. Il vago, il ridente, l’orrido, il sublime si accordano insieme a mantenere nello spirito le emozioni più vive, più gioconde, più poetiche. L’ho detto e lo ripeto, che non vi ha forse nelle Alpi altra regione più interessante, più varia, più dilettevole„.

Oltre delle loro bellezze naturali, le Prealpi Bergamasche son ricche d’ogni ricchezza botanica, mineralogica, geologica — geologica, sopra tutto. Lo Stoppani lo afferma con una frase sola: “Le valli bergamasche sono il paradiso del geologo!„

Chi percorra la valle Seriana si convince presto della verità di queste parole, sopra tutto se, lasciato il treno e il fondo della valle principale e le rive del fiume, si addentri nelle ramificazioni, nei cento meandri fuori dalla gran via battuta. Di queste vallicelle, tributarie, una delle più vaghe e certo delle più importanti per l’industria che alimenta, è quella detta del Riso, dal torrentello, affluente del Serio, che le rumoreggia nel fondo. A breve distanza da Ponte di Nossa la via si biforca e lasciato il corso del grosso fiume, costeggia l’onda scarsa ma impetuosa del torrentello, percorrendo circa un chilometro in perfetta pianura.

Poi, la valle si ristringe e si restringe così, che non è più che una gola rivestita di macchie folte — e allora la via stretta ed ardua s’apre sul fianco della montagna e si protende sull’abisso. Se il cielo è sereno, il cammino è facile e giocondo, se, come spesso avviene, il maltempo ha imperversato, la strada si fa pericolosa, sdrucciolevole e tutta oscurata dalla grande strettura dei fianchi montuosi. Immagine dal testo cartaceoTRASPORTI AEREI. IL VAGONCINO VIAGGIA SULLA VALLE. L’ascesa intanto continua e l’orizzonte si slarga. S’ode ancora nella voragine il rabbioso gorgogliale del Riso - ma la montagna più non incombe ed