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Pagina:Ars et Labor, 1906 vol. I.djvu/477

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MOVIMENTO POLITICO ESTERO 437

saltabeccare, sprofondare, rialzarsi e, riscomparire migliaia di case. Tre minuti di insurrezione tellurica. Le grandi vie di S. Francisco apparvero come la superficie di un mare in tempesta, per la fluttuazione repentina dei cavalloni. Una increspazione, una oscillazione, un brivido del suolo, dalle viscere ime: e l’istantaneo sfacelo, il catafascio, la rovina, il crollo di intiere regioni: tutto un popolo, sorpreso nel sonno dell’alba, dall’orrendo intervento della calamità irreparabile. E lo schiacciamento sotto le macerie, delle moltitudini: e la fuga disperata dei pochi, seminudi, e balzati, ancora in tempo, dal letto, all’aperto. E — come se tutto questo non bastasse — la propagazione d’un incendio indomabile da un punto all’altro di quella metropoli di quattrocentomila abitanti: incendio alimentato dalla combustione divampante delle case lignee dei quartieri popolari alle abitazioni dei miliardarii nella regione signorile. Ed infine - San Francisco di California — rapidissimamente e miracolosamente sorto da settanta a ottant’anni — oggi nel giro di pochi minuti, distrutto per quattro quinti... Un eccidio, un disastro, una sventura, appetto della quale impallidiscono persino le miserande rimembranze del classico terremoto di Lisbona, descritto dalla mirabile penna di Giuseppe Baretti.

Ciò posto, si comprende come questo nostro "Movimento politico estero» in Ars et Labor, sia condotto nella strana ed inaudita necessità di subordinare il suo riassunto psicologico-morale del mese alla preponderanza violenta, brutale, e di carattere esclusivamente fisico, dei fenomeni tellurici. E la rivista politica condannata a scomparire sotto l’agitazione degli apparati sismografici. È Parigi attonita, che è distratta dalle impressioni pei fatti anarcoidi di Lievins, vedendo calare sulla Senna il pulviscolo della cenere del Vesuvio. E l’illustre scolopio Alfani che, mentre nella capitale della California il terremoto “fa ballare„ e sparire trentamila case, constata che gli apparati del suo Osservatorio di Firenze, indicano, con una raccapricciante unanimità rivelatrice, il fenomeno d’oltre Atlantico, onde la umanità intiera freme atterrita e commossa....

Gli scienziati si curvano sui volumi eterni. Chi attribuisce il cataclisma allo spostamento dell’asse della terra. Chi invece dà per dimostrato che si tratta d’una enorme fessura — d’una spaccatura anzi — prodottasi al centro di questo pianeta sublunare. Gli apostoli della telepatia e delle scienze occulte si fanno un preciso dovere di giurare e sacramentare che tutto era stato presagito, presentito, preveduto e preindicato dai vaticinii delle moderne sibille e dagli oroscopi dei maghi contemporanei...

Ma, al postutto, ben misera soddisfazione è codesta. E di ben poco debbono gli intellettuali contentarsi. Infatti l’ammissione o l’esclusione d’una causale determinante lo spaventevole evento non basta a compensare l’anima collettiva dell’universo — costretto a registrare ecatombi ed ecatombi di vittime....

Mentre sulle penne dei fantasiosi cronisti vola la indicazione di una "Quadruplice„ alleanza, la quale serrerebbe in un atteggiamento futuro di difesa e di offesa, l’Inghilterra, la Francia, l’Italia e la Spagna — le quali così fronteggierebbero in un avvenire, non ancora delineato, la pretesa "Duplice„ dello indomani — dell’Austria cioè e della Germania — bisogna pur convenire che sia al nord, sia nel fervido mezzogiorno d’Europa — l’orizzonte politico non si presenta completamente sereno.

Intanto — lo stato quasi comatoso dello spirito pubblico in Russia, è tutt’altro che rassicurante per la “costituzionalizzazione„ della leggendaria autocrazia. Non occupandoci intanto degli aneddoti sanguinosi rifiorenti qua e là, e dei quali è costante caratteristica, la soppressione a colpi di rivoltella di agenti polizieschi, la cui crudeltà li ha segnalati all’odio ed alla esecrazione di tutti — osserveremo soltanto che anche nel grande conflitto elettorale, attualmente in azione per le nomine alla Duma — il sentimento autentico del popolo moscovita, non ha peranco saputo prendere con energia risoluta la sua marcia ascensionale. Evidentemente i cento popoli costituenti il vasto impero dei Romanov, sono ancora ben lontani da quel lavorio di preparazione politica - sia pure rudimentale - che inesorabilmente necessita ad una gente, cui i destini traggono dall’ombra della morte - che è il passato — verso la lucedel futuro — che è la vita. E ne avviene per corollario inevitabile, che per un grande e lungo periodo d’anni, la Russia parlamentare continuerà ad essere un semplice desiderio.

E senza contare che la complicazione della questione economico-agricolo-operaia — scaldata perennemente a bianco dalle fiamme del nikilismo - cui nessun Loris Melikoff e nessuna "Terza Sezione di Polizia„ arrivaron mai, in trent’anni di repressione, a domare — aggrava la situazione al punto, da impensierire seriissimamente i calmi e spassionati osservatori degli eventi moderni. E, per quanto concerne i destini della ciclopica e colossale aggregazione di razze - e che non è più la "Santa Russia„ del passato — riescirà penosa e fallace qualsiasi profezia. Perocché — specialmente dopo la catalessi — teste attraversata dalla patria di Niccolò II, e di Pobiedonosew — ultimo rudere del rovinante Santo Sinodo — la Wehème contemporanea della razza Bojara - non havvi più nulla e nessuno che possa garantire la continuità delle aspirazioni di centotrentatre milioni di uomini — alla realizzazione, ormai dileguatasi per sempre — del famoso Testamento di Pietro il Grande.

E — come nel nord — la irrequietudine è irrefrenabile, anche al centro, ed anche al sud del vecchio Continente. Al centro — dico. Ed infatti, nella Penisola Balcanica, e più specialmente in Serbia, c’è re Pietro, il quale sente configgerglisi in fronte le spine della corona da lui raccolta dal capo sanguinante del massacrato re Alessandro Obrenovic. Re, Governo, Parlamento sono messi in croce dalla eterna questione riferentesi alla condizione fatta agli ufficiali regicidi. La pubblica coscienza li insegue. L’esercito li respinge. Al Konak reale, la corona ha le mani legate. Ahimè! sulla Drina, l’orizzonte è assai cupo, assai tempestoso. E forse l’uragano è imminente....

Al sud — finalmente. Cioè l’ammutinamento parziale di qualche equipaggio della marineria militare - in Portogallo.

Per verità — nulla di enormemente grave. Ma gravissimo è il sintomo. Re Carlos I può, volendolo seriamente — scongiurare la bufera. Rammenti i nobili esempi paterni di Don Luigi. Imiti le coraggiose opere dell’augusta madre sua, Maria Pia di Savoia...

E sopra tutto, non dimentichi che nelle sue arterie scorre ancora il sangue di colui che ebbe nome di Vittorio Emanuele II - il “Re Galantuomo„.

F. Giarelli.


Immagine dal testo cartaceo