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| MOVIMENTO POLITICO ESTERO | 439 |
— Di conoscervi personalmente e d’avere un breve colloquio con voi.
— Ma io non so chi siate, non vi ho mai veduto...
— È vero, vi sembrerà strano che mi presenti così, senza che fra noi vi sia stata una regolare presentazione, e senza avere un serio motivo. Sono io pure inquilino in questa casa, occupo l’appartamento accanto al vostro. Il mio nome è....
— Vi prego, entrate....
La camera d’ingresso era completamente vuota;attraversammo un’altra stanza pure vuota ed entrammo
L’uscio si aprì e nel vano comparve un giovanotto alto.
in un salone disadorno di mobili. Non v’era che un pianoforte a coda — un magnifico Erard — interamente aperto, ed un seggiolone antico dalla spalliera altissima.
In una parete un quadro la cui cornice era coperta da un velo nero. La pittura mi colpì e non curandomi del mio ospite mi avvicinai a quell’insigne opera d’arte e rimasi per qualche minuto attentamente ad osservarla. Rare volte avevo veduto una tela così perfetta; perfetta nel suo insieme, perfetta in tutti e nei suoi più piccoli particolari.
— Vi piace? — mi chiese il giovane.
— Immensamente.
— È lavoro del De Sanctis, ed è il ritratto della mia fidanzata, morta da un anno appena; alla vigilia d’essere mia, quando.... Ditemi che cosa desiderate da me signor....
— Francesco Robiti.
— Signor Robiti; e il motivo della vostra visita?
— Semplicissimo e in me, che amo l’arte in tutte le sue estrinsecazioni, naturalissimo. Ieri sera vi ho udito suonare in modo veramente meraviglioso e subito mi sono sentito attratto a voi ed ho provato vivissimo il bisogno di fare la vostra personale conoscenza, di farvi i miei elogi incondizionati.
— Vi ringrazio, signore, delle vostre parole. Io adoro la musica, quest’arte sublime, meravigliosa, divina ed essa è l’unico conforto che io abbia su questa terra dopo.... Avete letto le opere di Percy Shelley?... “Musica, chiave d’argento che apri la fontana delle lagrime, ove lo spirito beve finché la mente si smarrisce; soavissima tomba di mille timori, ove la loro madre, l’Inquietudine, simile ad un fanciullo che dorma, giace sopito nei fiori... „ Così, così Egli si esprime, l’infelice, il grande, l’ateo poeta.
Il mio ospite, che alle sue parole si era esaltato, sedette sul seggiolone che stava davanti al pianoforte, appoggiò con forza i gomiti sulla tastiera, facendo uscire un suono strano, disaccordo, e lasciò cadere il capo fra le mani. Rimase in quella posa un momento, poi alzando il capo si volse a me, e disse:
— Ascoltate, ascoltate....
I suoi occhi erano velati di lagrime ed il suo sguardo aveva qualche cosa di melanconico, di triste, di doloroso.
— Ascoltate.
Incominciò a suonare.
Suonò per più d’un’ora, senza riposarsi mai un solo minuto, senza mai guardarmi, senza rivolgermi la parola, come se io non fossi stato presente.
Suonò per più d’un’ora, senza riposarsi mai un solo minuto.
Suonò la famosa Romanza di Mendelssohn, alcune Danze del XVI secolo, diversi Capricci di Domenico Scarlatti e poi incominciò l’Appassionata di Beethoven; ma giunto alla fine del primo tempo, s’arrestò e volgendosi a me, disse:
— Vedete, se io non avessi la musica, non so che cosa sarebbe accaduto di me, di me che soffro, che soffro, che soffro! Vedete, se io non potessi dimenticare, se non cercassi di sopire con la musica il grande, l’immenso, l’infinito dolore che mi agita, che mi tormenta, che mi divora il corpo, l’anima,