| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
| LA FIGLIA DI LADY ROSE | 499 |
delle eccentricità, delle bizzarrie. Sembrava spesso, a quell’intelligenza penetrante e pratica che in lei si alleava cosi stranamente alla capacità della passione, che a misura che invecchierebbero assieme, la personalità di lei ricupererebbe l’equilibrio e l’energia, che essa amerebbe sempre più il mondo, mentre che lui lo amerebbe di meno in meno. E se così era l’abisso che li separava invece di chiudersi, si allargherebbe ancora.
Una giornata piovosa, in principio di giugno, Julie era rimasta sola per un’ora, mentre e Delafield era sceso a Montreux. Essa prese un libro a caso e andò a passeggiare, lungo la bellissima strada che scende dolcemente da Charnex al vecchio villaggio di Brent nascosto tra i campi.
La pioggia era cessata, una pioggia fredda, e la neve scesa dalle cime aveva incipriato gli abeti del Cubly. Le nubi bassissime si ammassavano ad ovest. Verso Ginevra, il lago era un semplice spazio incolore, un’acqua fredda e grigia che si confondeva coll’orlo delle nubi minacciose. Ma a oriente, sopra alla valle del Rodano, il cielo si era rasserenato. Quando Julie, seduta su un banco sulla strada si volse da quella parte, vide spiegarsi davanti a lei tutto lo splendore delle grandi Alpi: les Rochers de Naye, il Velan, la Dent du Midi. Sui picchi frastagliati di quest’ultima vetta batteva un raggio di sole, e la grande massa bianca a le punte di granito si ergeva sopra alle nebbie del mondo inferiore, trionfante e senza macchia.
Una brezza gelata non cessava di soffiare; Julie intirizzita, strinse il suo mantello attorno a sé- In cuor suo rimpiangeva il lago di Como e l’Italia, rimpiangeva forse la piccola Duchessa che la guastava e l'accarezzava, come usano le donne.
La primavera — una seconda primavera — la circondava, ma sotto questa forma fredda e settentrionale non le recava il piacere della primavera italiana. Sopra di lei, nei prati che coprivano i pendìi scoscesi, i narcisi bagnati si piegavano pesantemente, il bruno rossastro degli alberi che noce brillava sotto ai raggi umidi del sole, i fiori dei meli mezzo appassiti emanavano una triste bellezza. Solo l’erba foltissima e rigorosa colla sua ricchezza di fiori annunciava la vita ostinata e le promesse dell’estate.
Julie prese bruscamente il libro abbandonato presso a lei e lo aperse con mano lesta. Era uno di quei volumi di Saint-Simon che avevano appartenuto parte del suo destino. Cercò il famoso cui la morte fu per Saint-Simon, per speranze. «Affabile, dolce, umano, paziente, modesto e e per quanto lo permetteva la sua posizione, umile e austero verso sè stesso».
La somiglianza non era perfetta?
Lesse in seguito ciò che concerne la «Dauphine», atterrita, nella sua debolezza di donna, da un marito così perfetto e che si sforzava di sedurre e di far scendere dalle sommità; vide il ritratto di Luigi XIV, l’avolo, offeso nella sua vecchiaia, che teneva ancora tanto al mondo, dalla presenza presso al trono di quel giovane casto, di spirito così elevato; la descrizione della Corte che attendeva paurosa l’ora in cui si troverebbe sotto lo scettro d’un uomo che sprezzava e condannava le sue follie. Essa giunse a quell’eccesso di entusiasmo finale, dove con una angoscia mista a adorazione, Saint-Simon dice un ultimo addio a quel carattere a quel cuore di cui la Francia non era degna.
Le righe passavano sotto agli occhi di Julie, ed essa aveva coscienza di attaccarvi un doppio senso. Finalmente chiuse il libro, e il pensiero di suo marito la trascinò a una triste meditazione. Nella sua gioventù, in convento, una espressione essenzialmente cattolica le era stata assai famigliare, la parola: recueilli.
Mai quella parola aveva risuonato con simpatia al suo orecchio, perchè sottointendeva delle catene, dei sacrifici volontari e spirituali, è vero, ma ugualmente odiosi al suo temperamento, che non ne capiva l'utilità. Ma oggi, come si poteva tralasciare di applicare questa parola a Delafield? Un uomo pieno di raccoglimento, che viveva nella presenza dell’essere Eterno, e che esercitava una vigilanza sui suoi menomi pensieri ed atti, invaso misticamente dalla passione d’un ideale morale; pieno di carità, di purezza, di semplicità, di vita.
Julie inclinò la testa sulle mani coll animo desolato. Tutto sommato in cosa quell’uomo avrebbe mai bisogno di lei? Cosa poteva essa dargli? In che modo diventargli necessaria? E una donna, anche nell’amicizia deve sentire che è necessaria, per essere felice.
Già le condizioni giornaliere della sua vita attuale, nella quale riceveva tutto e non dava nulla, producevano in lei un’irritazione mista e una segreta ripulsione. Che avverrebbe negli anni futuri?
«Egli non mi ha mai vista come sono realmente — pensava Julie, ricordando ciò che erano state le loro relazioni nel passato. — Non sono nè così debole come egli crede, nè così abile. E come è strana la tensione in cui egli vive sempre».
| (Dall’inglese). | (Continua). |