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Pagina:Ars et Labor, 1906 vol. I.djvu/597

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CRONACHETTA

dell’Esposizione Internazionale 1906

IN MILANO

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  • Chi va piano va sano e va lontano. — Speriamo che questo sapiente adagio si possa applicare anche alla Esposizione di Milano e che a furia di andar piano, arrivi a sana meta. Intanto constatiamo che i duri, taglienti, callifili ciottoli con cui vennero ornati i viali cominciano poco a poco od a sprofondarsi nella terra od a stritolarsi, sia pel compiacente passaggio di ben coturnati visitatori, sia per la pressione delle lumacose macchine stradali, che fanno buon lavoro, è vero, ma lento e sono poi, come numero, affatto insufficienti al bisogno.
  • Si ammira il buon gusto di chi presiede alla così detta réclame interna della Esposizione. Cartelli, cartellini d’ogni forma e colore, parte stampati, parte scritti col pennello sono appiccicati qua e là, sugli alberi, sui pali, insudiciano e rovinano le pareti dei fabbricati. Se l’avviso è alquanto oblungo, se ne fa un colletto ai tronchi d’albero ed ai pali dei fili elettrici; ciò rende amena la lettura, perchè per leggere l’avviso si deve naturalmente fare il giro dell’albero, e questo è l’unico divertimento gratuito del quale bisogna tener conto al Comitato.
  • L’attuale Esposizione si può davvero chiamare clandestina! Chi arriva a Milano, e scende dal vagone, non trova indicazioni di sorta: all’infuori di qualche tram che porta il cartello Esposizione e del famoso casotto di legno (stile fiera di Porta Genova), nessun segno, nessun indizio, nulla che dia alla città quel carattere festivo che bene predispone l’animo dei visitatori!... Mentre al Parco, a Piazza d’Armi stanno raccolte le meravigliose manifestazioni delle scienze, dell’arte, dell’industria, mentre i visitatori, astrazione fatta dalle colpose piccolezze amministrative del Comitato, resta ammirata innanzi al grandioso spettacolo di una splendida Esposizione sorta per volere di cittadini e non per iniziativa dello Stato, la città di Milano invece presenta non soltanto il solito aspetto di vivace animazione, ma quasi quasi un aspetto di melanconica noia. A Parigi, ad esempio, quando vi sono le grandi Esposizioni, la capitale francese è ancora più brillante, più gaia del solito. Bandiere, gonfaloni, avvisi d’ogni genere, avvisi luminosi alla sera, tutto è combinato, tutto è organizzato per attirare l’attenzione del pubblico verso la Mostra, per stuzzicare la curiosità dei parigini e dei forestieri. In Milano.... nulla di tutto questo: gran che se nella strada di circonvallazione, o per meglio definire, nei così detti viali sottoposti ai bastioni, si vedono delle file di melanconici ed antiartistici avvisi sui tavolati di qualche casa in costruzione. Qui tutta si. esplica l’attività del Comitato in fatto di reclame!...
    E pensare che magari per qualche Esposizione di.... stracchini di Gorgonzola, si vedono nei centri principali di Milano stese in alto delle eleganti drapperie portanti a lettere cubitali l’avviso della Mostra!...
    Nulla, nulla affatto invece per l’Esposizione internazionale del 1906. E non solo chi arriva dalle stazioni ferroviarie può ignorare che vi sia una Esposizione: ma moltissimi forestieri visitano la Mostra nel Parco, ignorando affatto che il nocciolo della Mostra grandiosa è in Piazza d’Armi.
    Si può osservare: — ma non leggono i giornali?... non comperano la Guida ufficiale? Ancora non s’è pubblicata una legge che obblighi a comperare la Guida ufficiale, per quanto ciò potrebbe per avventura rallegrare l’avveduto signor Max Frank. Quanto ai giornali.... io sono un buon milanese abbonato al Corriere della Sera e per questo lo leggo appunto alla sera e che cosa leggo: «L’Esposizione si apre oggi alle ore g...!». Non potrebbe il Comitato comunicare ai giornali quello che intende fare per l’indomani? Ma forse occorrerebbero sedute, riunioni di Comitati, di segretari, di finanzieri.... e la cosa è troppo complicata.
  • Amenità di avvisi. — Si legge così:

TUTTI I GIORNI
APERTURA SERALE DEL PARCO
E DELLA PIAZZA D’ARMI.

Spero leggere anche:

TUTTE LE SERE
APERTURA GIORNALIERA
ECC., ECC.

e stiamo allegri che l’eleganza della lingua italiana è bene esposta anch’essa.

Il Brontolone.


Immagine dal testo cartaceo