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Pagina:Ars et Labor, 1907 vol. II.djvu/694

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1234 ARS ET LABOR

che i Greci non abbiano celebrato primitivamente questa festa nello stesso giorno dei Latini, e le dà il primo posto dopo la Pasqua e la Pentecoste.

Già anticamente, poi, si facevano reciproci auguri, come a Pasqua, in questa solennità; auguri detti eulogie, con scambio di pani benedetti esprimenti la reciproca unione dei Cristiani; se li inviavano i vescovi tra loro, e ne donavano ai re, alle regine, ai prìncipi.

Non c’è bisogno ch’io dica che la nascita di Gesù, che in questa solennità religiosa si festeggia, ha dato origine a una nuova Èra, detta cristiana, o di Gesù Cristo, o dell’Incarnazione, o Volgare, e che è ormai di uso universale, specialmente nella Chiesa latina e in occidente. Ricerche apprezzabilissime in proposito dimostrano però che essa dovrebbe cominciare tre, quattro o cinque anni prima dell’epoca fissatale nel nostro computo attuale, e importante, per chi volesse consultarla, è l’opera del Padre Sanclemente, abate camaldolese, stampata in Roma nel 1793: De vulgaris æræ emendatione.

Dimostra in essa l’autore che Cristo nacque nel 747.o anno della fondazione di Roma, poiché egli dice che non può essere nato nè prima del 746, nè dopo il 749. Non dopo il 749 perchè nacque vivente Erode il grande. Ma Erode morì nella primavera del 750, come consta dalle monete di Erode Antipa, e dal 25 dicembre 749 alla primavera del 750 non poterono accadere quei fatti che si raccontano della prima infanzia di Gesù; ciò è: l’adorazione dei Magi, la fuga in Egitto, l’uccisione degli innocenti, eccetera, fatti che richiedono ben più di tre mesi. Si aggiunga che Gesù nacque mentre Ponzio Saturnino era protettore della Siria, e fu tale fino al 748. Per ciò Gesù non nacque dopo il 749, nè nell’anno stesso 749. Non potè nascere prima del 746, perchè nacque essendo il mondo in pace, ciò che non fu prima di quell’anno. Non nacque nel 746, perchè si deve supporre che Maria lo concepisse a punto nel tempo della pace universale.

E siccome la pace sotto Augusto si ebbe nel 725, nel 729 e nel 746 nel mese sestile; per ciò non si può dire che il Messia fosse stato concepito nel 746, stando alla costante tradizione della sua nascita al 25 di dicembre. Non nacque nel 748 perchè, rimanendo ferma la sua nascita al 25 dicembre, poiché nacque sotto Ponzio Saturnino pro-pretore della Siria e già nel 748 a Ponzio succedette Varo, sarebbe nato sotto questo. Dunque, non essendo nato Gesù prima del 746, non nel 746, non nel 748, non nel 749, nè dopo il 749, rimane, secondo l’opinione del padre camaldolese, l’anno 747.

Questa opinione piacque assai al papa Pio VI allora regnante, di modo che si reputava da tutti che egli avrebbe rinnovato e corretto l’èra volgare, chiamandola Èra Cristiana-Pio.

Ma l’uso prevalse alla scienza, ed è seguendo tal uso che noi, mie belle lettrici, siamo nell’anno millenovecentosette dell’èra volgare.

Dopo di che potrei farvi gli auguri per l’anno nuovo millenovecento otto, e congedarmi da voi; ma penso di farvi cosa grata dicendovi qualche cosa, pour la bonne bouche, dei presepi e della loro origine. Sarò breve.

Presepe, lo sanno tutti, è stalla, ed anche la mangiatoia che si pone nella stalla; e, in senso autonomàstico, è la stalla nella quale Gesù venne alla luce miseramente nel rigor dell’inverno, e ricevette i primi omaggi degli uomini della terra, mentre cori d’angeli cantavano in torno e sopra di lui: Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonœ voluntatis. Da qui nacque l’uso di rappresentare nelle case e anche nelle chiese il presepio. E nacque, par certissimo, per opera di Francesco d’Assisi, che in Grecio in valle di Rieti, circa nel 1223, la notte di Natale fece portare in una specie di grotta una mangiatoia col fieno, le figure del bue e dell’asino e il simulacro del bambino Gesù, cui impresse affettuosissimi baci. A questa festa aveva egli invitato gli abitanti dei d’intorni, i quali numerosissimi erano venuti suonando lor pive e lor cornamuse. Non mi diffondo a dir dei prodigi che la tradizione dice essere accaduti allora e in seguito; mi basta di aver mostrato come il presepio, quale si fa ora per Natale, era già, si può dire, un fatto compiuto.

La rappresentazione devota, infatti, del presepio divenne ben presto familiare e comune, non solo e principalmente ne’ suoi frati minori, ma anche in altri ordini religiosi, tra le monache, nelle pubbliche chiese, nelle case private. Curiosa è l’usanza, che riporto dal Martene, che dura tuttora nella chiesa di Rohan, in Francia:

“ Erigesi dietro l’altare un vago presepio con la Madonna e col nato Bambino; e, dopo che nella notte si è cantato il Te Deum, un fanciullo graziosamente vestito da angelo, con le ali, comparisce alla sommità del coro, e, rivolto a cinque canonici destinati a sostenere la parte di pastori, annunzia loro la giocondissima novella della nascita del Redentore. I cinque canonici pastori si partono immediatamente dal coro e vanno processionalmente al presepio cantando giulivamente Pax in terris, ed ivi salutano la Vergine e adorano il divin Pargoletto. Tornano poi al coro, ed assistono alla messa solenne, dopo la quale il celebrante a loro si volge e, cantando, li interroga:

“ — Quem vidistis, pastores?

“ E allora i canonici lietamente rispondono:

“ — Natum vidimus, con ciò che segue „.

Guido Vitali.


Immagine dal testo cartaceo

LA NOSTRA MUSICA



AL PRESEPIO


COMPOSIZIONE PER PIANOFORTE A QUATTRO MANI.

J. Burgmein saluta anche quest’anno il Natale a modo suo, nel modo più squisito e più brillante, con la composizione pianistica a quattro mani “Al Presepio„ che offriamo in dono ai nostri lettori. Si direbbe una pastorale e non lo è, libera da tutti quei procedimenti formali e stilistici propri del genere sfruttato. È, invece, una composizione, come, del resto, tutte le altre del ben noto autore, che costituisce un quadretto musicale tratteggiato con leggero tocco garbato, spirante elegante vaporosità, una composizione che corre via arzilla, brillante, irradiando graziosi sorrisi, senza tentennamenti, senza stenti, franca e ben sciolta nelle varie sue articolazioni, ben fusa così nella linea come nel colore. Pubblicata oggi essa non potrebbe avere più opportuna attualità, come non potrebbe avere una ideazione estetica ed uno svolgimento tecnico più ammirevoli. Immagine dal testo cartaceo