Vai al contenuto

Pagina:Ars et Labor, 1908 vol. I.djvu/166

Da Wikisource.
110 ARS ET LABOR

la plus abondante en ce genre... „ E nel 1776 Laporte du Thiel venne difatti incaricato delle indagini opportune negli archivi di Roma: è noto con quale fortuna venne condotta l’impresa.

Non si può a meno di rimanere sorpresi nel rilevare la rapidità con la quale il “Cabinet des chartes„ venne arricchito delle carte più rare. Secondo i calcoli di J. Delpit, Bréquigny inviava dall’Inghilterra non meno di dodicimila copie di Immagine dal testo cartaceoA Calatafimi - Particolare del Monumento a Garibaldi sul Gianicolo. documenti importantissimi e Laporte du Thiel spediva da Roma la trascrizione di oltre cinquemila lettere dei vari pontefici. Nel 1780 Moreau comunicava che i ventinove archivi che fino allora erano stati esplorati avevano fornito oltre venticinquemila documenti.

Se l’impresa fosse stata continuata com’era stata iniziata, si sarebbe forse potuto, malgrado le apparenze contrarie, condurre a buon fine cosa che non avrebbe mancato di dare risultati più che sorprendenti.

Vero è che l’integrale trascrizione di tutti i documenti interessanti la storia di una nazione è impresa presso che impossibile, specialmente quando un paese vanta una storia della portata di quella della nostra Italia. Ma la raccolta potrebbe essere limitata ad una specie di intelligente riassunto di tutti gli archivi nazionali e dell’estero, per quanto si riferisce alla nostra storia. In un archivio della portata di quello a cui accenniamo dovrebbe trovarsi come una specie di elenco di ogni atto di questo o di quell’archivio; dovrebbe in esso trovarsi largo cenno di tutte le ricerche compiute su ogni argomento interessante la nostra storia e non vi dovrebbero far difetto la copia dei passi più importanti d’ogni documento e l’inventario di quegli atti che non si è ritenuto opportuno far copiare. Un tale archivio porterebbe in breve a siffatti pratici risultati, che lo studio della storia non esigerebbe più fatiche eccezionali e si sarebbe ottenuto il grande vantaggio di aver strappate non poche delle moltissime spine di cui abbonda oggi un tale studio.

Intanto, in attesa che si dia via a quanto ogni studioso non può a meno di augurarsi di veder a compimento quanto più presto possibile e in attesa che grado grado venga messo a disposizione degli storiografi tutto il materiale necessario per dettare completa la storia gloriosa del nostro Risorgimento, dobbiamo essere riconoscenti a Pasquale De Luca di aver saputo raccogliere in un’interessantissima opera come la sua ogni dato e fatto più saliente della storia del nostro stesso Risorgimento.

Non indiscrezioni di sorta, ma la prova imparziale di una veduta limpida e moderna intorno a tutto quanto ha rapporto con la storia dell’Indipendenza nostra, onde dalla penna dell’amico nostro sono uscite pagine mirabili, che parlano superbamente di tutto l’eroismo di un intero popolo stanco di essere vessato e tenuto schiavo; pagine di storia la più viva — bene afferma Federico Verdinois, appunto dicendo del volume del De Luca — la più drammatica, la più gloriosa, la più romantica nella inverosomiglianza dei tipi eroici, degli eventi miracolosi, dei colpi di scena, dei sogni, delle visioni e dei sacrifici. Ed è veramente quella del nostro Risorgimento una tela, per figure e colorito, michelangiolesca. E, continuando, il Verdinois bene osserva, come la visione viva e vera dalle pagine del De Luca si ripercuota in noi