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Pagina:Ars et Labor, 1908 vol. I.djvu/167

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A PROPOSITO DI UNA PUBBLICAZIONE DI STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO 111

come in uno specchio, ci ridesti dentro palpiti sopiti, rievochi cari e venerati ricordi, inondi l'anima di una luminosità tanto più raggiante quanto son più fitte le tenebre che ci stringono e ci mozzano il fiato. Sono figure di giganti, che però non appartengono alla favola e i pigmei di oggi si sentono orgogliosi di riconoscerlo. In fin dei conti, siamo della stessa famiglia. E vi balenano davanti e vi squillano intorno, in un turbine di splendore e di suono, lampi di acciari, sorrisi di donne, sprazzi di sangue, onde di popolo, guerrieri della penna e del brando, poeti, re, papi, monelli, poliziotti, sacerdoti, cospiratori, galeotti... Tutti, nessuno escluso, han portato, come si suol dire, la loro pietra tutti han lavorato a far l'Italia, specialmente quelli che lavoravano a ciò non si facesse... Anche i morti? Sì, e molto più dei vivi. Il sangue dei martiri è fecondo, si diceva una volta, e ci si credeva. Mazzini, Garibaldi, Cavour, Vittorio Emanuele, Gioberti, D'Azeglio, Balbo, Ugo Bassi, Tito Speri, la Trivulzio Belgioioso, Pellico, Confalonieri, Maroncelli, Cattaneo, i Poerio e i Dandolo, Cesare Rossaroll, Manin, Guglielmo Pepe, Luciano Manara, Pio IX e Ferdinando II, Ciceruacchio e Guerrazzi, Maria Luisa, Ruggero VII, Giusti, Mameli, e via via, dai più cospicui ai più umili; tutti vi passano davanti, si fermano sulla scena, si dileguano, conscienti di aver compiuto la loro parte, lasciando il posto ai nuovi personaggi del dramma, agli eventi che incalzano, alle generazioni che sopravvengono impazienti, alle nuove battaglie, alle conquiste o alle disfatte, al cammino trionfale del pensiero o dell'azione di un popolo.

Tutta questa storia è di ieri, e, nondimeno, sembra confondersi lontano lontano nella nebbia del passato. Immagine dal testo cartaceoDifesa di Roma — Particolare del Monumento a Garibaldi sul Gianicolo. Molti l'hanno vissuta, che tuttora vivono: molti l'hanno impressa nel cuore e nella memoria. Ma c'è anche di quelli ai quali non già che la ignorino è bene narrarla e documentarla: documentarla fino dove è oggi concesso, pur troppo. Ond'è naturale che nell'opera del De Luca, come in qualunque altra che voglia trattare del nostro Risorgimento, qua e là non manchino particolari interessanti, i quali esigono una penetrazione d'analisi che solo sarà permessa col tempo. Ma se al De Luca non è stato possibile di poter analizzare con sufficiente penetrazione talune transazioni di alcuni dei maggiori fattori dell'unità italiana, mentre le loro forti e sovrabbondanti nature maturavano fra agitazioni e avversità d'ogni sorta, a traverso le pagine dell'opera del De Luca assistiamo in compenso a tutta una rara intuizione nel comprendere avvenimenti, dei quali fino ad oggi manchiamo dei dati necessari per poterli vagliare nella reale loro importanza, poichè, ad eccezione di qualche documento di importanza tutt'affatto letteraria, privo di interesse dal lato storico, niente o ben poco è a disposizione di chi intenda far della storia in cui si vagli il perchè dell'agire di un dato personaggio e l'importanza effettiva di uno speciale avvenimento, il quale potrà forse col tempo rivendicare la responsabilità sua ad altri che non a colui a cui oggi si affida.

È ogni testimonianza di indubbia fonte che ancor attualmente fa difetto per una storia vera del nostro Risorgimento. Quindi se l'opera del De Luca non è tale che possa in qualche guisa rettificare la storia dell'Indipendenza italiana, pubblicazione