è però in cui il sunto storico si congiunge felicemente ad una forma graziosa, che qua e là non manca di ricordarci Valbert. Un’opera pertanto dalla quale la gente imparerà la storia del nostro paese dell’epoca gloriosa del Risorgimento, senza esser vinta da alcun senso di noia e nella quale gli storici troveranno impressioni vive, palpitanti, che varranno a ravvivare, per così dire, in loro avvenimenti e personaggi ben noti. È in breve tutta una nuova testimonianza dello straordinario e quasi inverosimile periodo dell’epopea dell’Indipendenza nostra, fino agli albori del nuovo regno di Vittorio Emanuele III, i cui improvvisi risultati lasciano oggi più che mai un ricordo che impressiona e fa meravigliosi quanti furono di esso gli attori principali e fa comprendere l’incomparabile valore dei nostri eroi, vincitori a dispetto della fortuna e di ogni norma di guerreggiare, nonché di quanto ad essi mancava in fatto di organizzazione e di direttiva. E qua e là a traverso la bell’opera del De Luca sono aneddoti caratteristici sulle cose e sugli uomini, mentre a lato dell’eroismo dei nostri rifulge pur l’eroismo di chi ei fu alleato in quel fortunoso momento; fortunoso non soltanto per noi, ma anche per i vincitori di Magenta, giacché, intrapresa la guerra anche da parte dell’alleato senza viveri e senza munizioni, quasi fu continuata non soccorsa da alcun piano prestabilito e priva di una illuminata direttiva.
l’apoteosi di VITTORIO EMANUELE II.
A Magenta difatti vediamo cercare il nemico che non v’era, incontrarlo quando non era atteso e pugnare senza saper come. Oh, i particolari di rara eccezionale importanza che sono stati raccolti dalla viva voce di quegli stessi che presero parte a quella campagna, la quale per il suo rumore e per la fortunata imprudenza ritorna a più riprese alla nostra memoria l’impresa temeraria di Carlo VIII! Nè basta, chè, continuando a proposito ancora dell’azione sviluppata dai francesi in nostro favore, alla campagna intrapresa senza preparazione e interrotta così imprevedutamente da parte del nostro alleato, segui un’azione diplomaticamente pericolosa quanto l’azione militare, giacché guidata senza alcun preciso principio e senza alcun scopo prestabilito. E bene è stato per noi che la politica di Napoleone III non abbia mai saputo