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| A PROPOSITO DI UNA PUBBLICAZIONE DI STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO | 113 |
fissare un intento preciso alle sue proprie mosse, nè una conseguenza qualunque ai suoi atti, tanto che la guerra che parve per un momento un atto di politica francese non fu avventuratamente che un atto di politica italiana.
Napoleone l’intraprese per simpatia verso l’Italia, fors’anche per altre ragioni più intime, non certo in vista unicamente degli interessi francesi, ma quando bisognò conciliare i suoi doveri di sovrano di un paese cattolico con la nuova situazione creatasi in Italia, egli si trovò preso alla sprovvista e solo potè su lui l’influenza nefasta dell’imperatrice, ammessa troppo spesso a dar consigli.
lo sbarco di Garibaldi con Anita a Magnavacca (quadro di E. Paggiaro).
Ma quanto risveglia in noi, in fatto di considerazioni, l’opera del De Luca, a voler qui fermare anche brevemente troppo lungi ci trarrebbe. Onde ci affrettiamo a concludere, che le pagine di lui meritavano bene venissero segnalate anche da questa nostra Rivista, sovratutto per le due qualità essenzialmente storiche che da esse emergono e vogliono
maggiore il valore di questo volume: una lodevole imparzialità e un’indipendenza di giudizio non comune; due qualità non troppo frequenti nei nostri scrittori, perchè non fosse qui il caso di specialmente
metterle in luce per doveroso omaggio al De Luca. Ma è pur indiscutibile, che innanzi di essere una pura opera di storia, questa del valente scrittore è un’opera d’arte. È difatti un’opera di non comune valore letterario e dall’andamento ampio, sì da accattivare fino dalle prime pagine singolarmente a sè il lettore. Il De Luca difatti se ci ricorda qua e là il Valbert, narra anche secondo il metodo di Thiers e di Guizot, considerando la storia non come una semplice esposizione di fatti, ma anche una vera opera letteraria; sovratutto tale, tanto che ad onor del vero qualche volta l’opera d’arte appare alquanto esuberante. In opposizione alla moderna scuola storica, il De Luca mette tutta una speciale civetteria nel terminare l’opera
sua a un tutto armonico e ben distribuito, libero da quanto può impacciarlo e proveniente da un’erudizione ingombrante.
Vero è che un tal procedimento, se ha i propri vantaggi, non va esente da non lievi inconvenienti: si è a più riprese discusso al riguardo. Ma a noi basterà qui notare che il procedimento è ammesso e che giacché è accettato bene ha fatto l’autore della Patria nostra a presceglierlo, tanto più quanto si sappia così mirabilmente applicarlo e col risultato a cui egli è riuscito.
E. A. Marescotti.