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| VILLE E PALAZZI ITALIANI | 115 |
e gaio, preludio ai tripudi della Cisalpina ed agli splendori guerreschi del Regno Italico!
Nelle sue sale riccamente arredate e doviziose non è peranco spenta l’eco delle contraddanze, rimasta nell’aria; e le candele nei doppieri e nei lampadari di cristallo sembrano siansi spenti ieri, e gli specchi dai riflessi verdi pare ne riflettano ancora la tremula luce, che illuminò gli inchini e le premurose attenzioni degli ultimi cavalieri serventi.
Canta ritmicamente al basso l’Adda,.
...Abdua cerula...
fra le verdeggianti rive di ontani, di robinie e di faggi: gorgheggiano nei boschetti ombrosi di castani e di quercie gli usignuoli e le capinere, mentre le cicale trillano anch’esse sulle frasche dei tigli e dei pioppi, durante i caldi mesi estivi, allorquando il sole avvolge i grandi viali del parco e riscalda il marmo delle bianche statue assorte nella contemplazione immobile del mirifico paesaggio, che si rinnova continuamente nella grande vicenda degli anni che fuggevoli si susseguono senza numero.
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Nelle romite notti d’autunno le stelle proiettano il loro pallido chiarore nei laghetti silenziosi, mentre stormiscono leggermente, come mosse dal vento d’Aliso, le foglie degli ilex e delle gestroemie...
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Questa villa, che forma oggi la nostra attenzione, era nel seicento una modesta casa di campagna detta la Contessa; e prima ancora era un convento di Carmelitane, donde forse il nome di Monasterolo rimastole, così poetico e suggestivo, per la nostra fantasia, avida ognora di sensazioni nuove.
Fu il conte Giuseppe Simonetta a darle la forma attuale nella prima metà del secolo XVIII, allorché ne entrò in possesso.
Gran famiglia questa dei Simonetta, le cui origini risalgono al principio del quattrocento!
Il Vialone D'ingresso
Oriunda di Cariati nella Calabria, troviamo un Angelo Simonetta assai caro a Francesco Sforza allorquando questi non era ancora che un condottiero di oscura fama. Probo ed abile, venne mandato ambasciatore dapprima al Re di Napoli indi ai Veneziani, ove disimpegno con grande tatto la missione affidatagli, che lo Sforza, strozzata di poi la Repubblica ambrosiana, lo volle collaboratore suo, nominandolo segretario ducale e beneficandolo del feudo di Oviglio (1450) nel Piemonte, e creandolo per di più cittadino di Milano, Pavia, Cremona, Parma e Como. Plenipotenziario tre anni dopo per la pace col Monferrato, ebbe poi la soddisfazione di vedere sua figlia Bianca andare sposa a Carlo Sforza, figlio