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Pagina:Ars et Labor, 1908 vol. I.djvu/173

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VILLE E PALAZZI ITALIANI 117

nato a Trezzo per qualche tempo, fu oratore presso la Repubblica di Venezia e finì i suoi giorni credesi a Roma ove Sisto IV lo aveva nominato suo scudiero. Guido fu abate di Brembate, e Francesco ritiratosi negli Stati del marchese di Monferrato, vi ottenne cariche e onori. Cicco ebbe pure tre femmine: Ippolita, che sposò il patrizio romano Gaudenzio Colonna, gonfaloniere di Santa Romana Chiesa; Margherita, che si congiunse col conte Guido Torelli di Guastalla, e Cecilia che fu moglie di Gaspare Visconti.

Giovanni, fratello di Cicco, uomo di somma bontà e dottrina, fu uno storico coscienzioso ed erudito: Immagine dal testo cartaceoCortile col doppio porticato. scrisse in un latino elegante e sobrio la vita di Francesco Sforza — sotto le cui insegne aveva militato in gioventù — la Sforziade, consultata ancora oggi con profitto dagli studiosi, e tradotta poi in italiano da C. Landino. Parlando di questa sua opera il Litta afferma che «il suo stile è assai colto ed anche congiunto ad una eloquenza e ad una precisione a quei tempi non ordinaria». Egli morì in esiglio dignitosamente, dopo avere protestato contro la barbara ed ingiustificata esecuzione del fratello.

Degli altri suoi fratelli si hanno notizie di Bartolomeo, poeta di vaglia; di Alessandro, che fu generale assai provetto, creato Conte Palatino da Carlo V; di Bernardo, professore di diritto canonico all’Università di Bologna; di Andrea, castellano di Monza.

Fra i nipoti emersero: Gerolamo, che nel 1541 andò a Trento a complimentare l’imperatore Carlo V che si recava in Italia; Bonifazio, oratore sacro, erudito, buon critico, che pubblicò un’opera sulla fede cristiana ed il trattato De Pace serranda; Alessandro, che fu ecclesiastico e Nunzio a Napoli, indi venuto a Milano acquistò la celebre villa presso Garegnano, edificata da Gualtieri Bescapé, passata poi in proprietà del governatore Ferrante Gonzaga, ma chiamata ancora oggi la Simonetta, e che la speculazione edilizia, che tutto travolge, vorrebbe atterrare; Bartolomeo, che scrisse odi in lode dello storico Corio ed un libro la Cerva bianca, oggi introvabile.

Numerosi furono i prelati in casa Simonetta; più noti fra essi Lodovico, vescovo di Pesaro, prefetto della Segnatura di giustizia a Roma, creato cardinale da Pio IV, suo concittadino, che lo mandò a dirigere le sedute del famoso ed interminabile Concilio di Trento; Giovanni, senatore e vescovo di Lodi; Scipione, laureato in leggi a Pavia, vicario di Provisione, Decurione (1559), andò ambasciatore di Filippo II per gli accordi della pace con la Francia, creato di poi senatore, fu reggente del Supremo