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Pagina:Ars et Labor, 1908 vol. I.djvu/174

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118 ARS ET LABOR

Consiglio d’Italia a Madrid ove difese sempre i diritti dei milanesi contro la tracotanza dei governatori spagnuoli. Egli aprì in Milano il primo orto botanico, spedendo, nei più lontani paesi, messi a fare incetta di piante esotiche e rare alla cui conservazione accudiva egli stesso con grande amore. Il di lui figlio Francesco abbracciò la carriera ecclesiastica, divenne referendario pontificio, proposto di S. Maria alla Scala in Milano, poi vescovo di Foligno nel 1606, ed inviato Nunzio in Polonia per presentare la rosa d’oro alla regina Costanza d’Austria, moglie del re Sigismondo III Wasa: morì in Varsavia il 19 gennaio 1612. Di lui parla il conte di Daugnon nella sua recente opera sugli italiani in Polonia.

Ed ora una grande tragedia colpisce la famiglia: il conte Orazio, valoroso e prode soldato, dopo avere militato nelle Fiandre con onore, stabilitosi negli Stati di Parma, si pose a capo di una congiura per rovesciare il duca Ranuccio Farnese. Scoperto, egli venne decapitato assieme alla moglie (1612) — Barbara Sanseverino — donna distinta per avvenenza e ingegno. Nè essi pur troppo furono le sole vittime! Immagine dal testo cartaceoL'anticamera a piano terreno Registro ancora: Marc’Antonio, morto all’assalto di Mæstrickt al seguito di Alessandro Farnese; Cicco Fabrizio, introduttore degli ambasciatori alla Corte di Spagna in occasione delle nozze di Elisabetta Farnese con Filippo V di Borbone; Alberico, governatore di Camerino, vice-Legato di Bologna (1731) e vescovo di Como nel 1735; Gerolamo, consultore del Tribunale della Inquisizione in Milano; ed infine Antonio, ultimo di sua casa, dotto nelle lettere greche e latine, bibliofilo appassionato, consigliere intimo e ciambellano dell’Imperatore d’Austria. Morì nel 1759. Egli aveva sposato Teresa Castelbarco, rimaritata nel 1761 a Francesco d’Este duca di Modena. Donna Francesca Simonetta, loro figlia, decessa nel 1796, avendo sposato il conte Cesare Castelbarco, portò in questa illustre famiglia la villa di Monasterolo (1) Per le notizie storiche sulla famiglia Castelbarco, vedasi nel fascicolo Ars et Labor del mese di maggio 1907 l’articolo: Il Castello di Cislago.

Il conte Cesare Castelbarco, che si occupava d’arte e di letteratura ed amava la compagnia dei poeti e degli artisti, introdusse notevoli migliorie nella villa, rendendola, dice un manoscritto, "magnifica e degna sede per ogni sorta di comodi e di sontuosità» (1804).

Anche il parco, di oltre 1200 pertiche, ebbe tutte le sue cure; intersecato da laghetti, da larghi viali, fiancheggiati da statue, da tempietti, da fagianiere, nel gusto romantico dell’epoca, esso è fra i più belli e vasti di Lombardia.

Adagiata la villa sulla riva destra dell’Adda, fra Vaprio e Trezzo, celebri borgate,

....dove il Brembo
si marita con l’Adda, alta risurge
nobilissima villa, il cor mi prese
d’alto diletto....

Così scrive, nel 1842, il noto abate Giuseppe Barbieri, in una epistola in versi diretta al conte Cesare, dopo una visita all’incantevole sito. Ed aggiunge:

Ma l’eccelsa magion che a dignitosi
ozi t’è grata, di cotante ornasti
meraviglie così, ch’altro o simile,
dall’Olona al Sebeto io mai non vidi.

Ed il conte che componeva buoni versi, pur non disdegnando l’iperbole, rispose all’amico con una poesia colle finali obbligate, ringraziandolo degli elogi tributati alla sua villa,

cui fama acquista il canto tuo che appieno
chiara vivrà coll’amistà congiunta.

Monasterolo ispirò ancora la musa di altri poeti, ed ai nostri giorni il conte Guido Melzi d’Eril, invaghito anche egli della bellezza aristocratica del luogo e sospinto dalla voce del passato che prorompe dalle sue sale, dai cortili e dalla grande terrazza che signoreggia la valle, scrisse questo bel