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La Sala Gialla.credo, il conte Cesare a farli edificare nel gusto dell’epoca: egli che amava talvolta calzare il coturno, pur dedicandosi ad acquistare quadri, raccoglieva intorno a sè quanti si dilettavano di rappresentazioni ed offriva loro spettacoli graditissimi, di cui gli ospiti, come ben si può immaginare, erano soddisfatti e per la messa in scena e per la valentia degli attori. Ed erano serate deliziose, lungamente desiderate, ambite, quelle in cui Don Cesare annunciava agli amici una rappresentazione a Monasterolo.
Caro, minuscolo teatro, rievocatore d’altri costumi, d’altri usi, d’altri tempi ed ove ancora sembra di udire qualche nota perduta nell’aria, il cicaleccio sommesso delle dame, o il sussurro di una parola galante di qualche cavaliere intraprendente mormorata all’orecchio di qualche gentildonna dallo sguardo languido e appassionato. Tutt'un mondo sparito!
Il Museo.
La Galleria dei quadri trovasi nel casino di destra: si compone di un grande salone, sostenuta la vòlta da otto colonne doriche; la luce piovente dall’alto è abbondante quale s’addice ad un ambiente
destinato a raccogliere dipinti. Chi li riunì fu il predetto conte Cesare,» — qui était le type du collectionneur par excellence, chercheur
ardent de tout ce qui est beau, intéressant ou rare», così di lui
parla in un suo scritto il Dhios.
Si trovano buone copie di originali di scuola bolognese, quadri della scuola tedesca del Rinascimento, una Decollazione di S. Giovanni di scuola veneta che rivela la maniera del Tintoretto, uno Sposalizio di Santa Caterina, un Ecce Homo della maniera di Guido Reni.
Vedo un quadro dipinto su rame in una cornice a foggia stranissima: porta la data del 1593 e rappresenta un frate domenicano in atto di presentare alla Madonna il famoso e brillante doge Pasquale Cicogna, il cui stemma si vede ancora oggi su quasi tutti i monumenti pubblici di Venezia.
Accanto a questo un’antica pala d’altare firmata Paulus Parinatus 1591, poi alcuni lavori della scuola del Correggio, un Paesaggio pieno di verde e di azzurro del Magnasco, trascurato alquanto nell’esecuzione, indi un quattrocentista fiorentino, ed un Bassano che rappresenta