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Pagina:Ars et Labor, 1908 vol. I.djvu/195

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ROBERTO ARDIGÒ 139

Eccone ora una sommaria descrizione. Due chiuse tubulari inclinate sono riunite parallelamente: una serve per la salita, l’altra per la discesa ed hanno comuni i bacini di incrocio, così a monte come a valle. Una chiusa è piena, l’altra è vuota. In quella piena si introduce il battello che deve scendere; in quella vuota l’altro battello che deve salire. Le due chiuse comunicano mediante il fondo con condotti o sifoni. Aprendo il condotto, l’acqua della chiusa piena passa in quella vuota, abbassando e trasportando in giù

Immagine dal testo cartaceodimostrazione del come avviene la trazione naturale per la spinta dell’acqua.Immagine dal testo cartaceoimbocco e sbocco dei sotterranei nel versante sprovvisto di acqua.

il battello della chiusa piena; sollevando e trasportando in su quello della chiusa vuota, fino a che si trovano allo stesso livello, che è il livello comune dell’acqua nelle due chiuse. Si termina l’operazione chiudendo il condotto di comunicazione, vuotando completamente la chiusa portante il battello in discesa, mentre dal condotto di alimentazione del bacino a monte si fa venir l’acqua necessaria per riempire la chiusa portante il battello in salita. I due battelli arrivano così in fondo e in cima delle due chiuse, e l’acqua tratta dalla chiusa in discesa va a rifornire il bacino posto a valle. E così possibile la marcia simultanea di due battelli in senso opposto con un consumo d’acqua corrispondente alla metà di quella impiegata in una chiusa ordinaria.

Con questo sistema si ottengono notevoli vantaggi.

Si superano forti pendenze: la costruzione è semplice e solida: il funzionamento facile ed economico: la trazione si compie naturalmente senza spese: si ha un ingente risparmio d’acqua, pur operando su grandi dislivelli: il tracciato del canale può essere rettilineo, certo più corto di quello dei canali ordinari: la manutenzione ne è semplice e facile.

In conclusione, il sistema che io ho immaginato funziona in condizioni analoghe a quelle delle sezioni di blocco nelle ferrovie.

Fin qui l’ingegnere Caminada. Egli si appresta ora ad una esperienza in grande del suo sistema, tracciando un canale che permetta ai battelli di salire sul Gianicolo.

Navigheremo sullo storico colle di Roma, per salpare poi e far rotta verso le vette nevose dell’Alpi. Il mare non basta più ai naviganti: l’uomovuole far scivolare le sue carene ricurve sui monti.

Ha sentito l’ammonimento del Poeta: Navigare necesse est!

Immagine dal testo cartaceo

Immagine dal testo cartaceoFot. C. Agostini, Padova. Roberto Ardigò In occasione dell’ottantesimo compleanno del professore Ardigò la Università di Padova ha voluto rendere molto opportunamente omaggio all’illustre filosofo, tributandogli speciali onoranze, alle quali non ha mancato di partecipare pur la Giunta Comunale di quella città, che, tra l’altro, deliberava di dare all’attuale via “Agnus Dei„ il nome di “Roberto Ardigò„ e di intitolare collo stesso nome un edificio scolastico che deve sorgere in quella via.

L’Ardigò è un indipendente, che guarda faccia a faccia la realtà naturale e storica con i propri occhi e col proprio pensiero e il pensiero di lui vastissimo abbraccia la filosofia, la religione, la logica, la cosmologia, la psicologia, la morale, la pedagogia, perseguendo dovunque la via delle “formazioni materiali„. All’estero il nome dell’Ardigò è quello del solo italiano che rappresenti la nostra filosofia contemporanea. Al vecchio glorioso non può non inchinarsi riverente l’animo di qualsiasi studioso, italiano e straniero, che comprenda la bellezza e la dignità di un’esistenza dedicata a fare il bene e a scoprire il vero.